martedì 10 novembre 2009

Meandri del fiume Ronco-Bidente. Forlimpopoli – 6/11/2009

Meandri del fiume Ronco-Bidente
Presentazione dello Studio per la tutela e valorizzazione ambientale dell’area

Sala Consiliare di Forlimpopoli – 6/11/2009


La presentazione - ben organizzata da Paola Centofanti e sviluppata dal dottor Tedaldi - è risultata utile: erano presenti tutti gli amministratori coinvolti ( l’assessore provinciale Garbuglia, i sindaci di Forlimpopoli, Bertinoro e Meldola, e l’assessore all’ambiente di Forlì in rappresentanza del Sindaco ).
Il tema, certamente di attualità, merita di essere maggiormente conosciuto di più ( io stesso fino ad un anno fa non conoscevo le caratteristiche dell’area dei meandri del Ronco e non sapevo che essa fosse un SIC ).

Riporto qui alcuni commenti alla presentazione che potrebbero essere oggetto di discussione in ambito Ecodem.

Il dottor Tedaldi, ha denominato “ Studio “ la sua presentazione, e tale è in quanto si limita ad illustrare le peculiarità ambientali dell’area.
A questo Studio dovrebbe essere associato un “ Progetto “ di valorizzazione ambientale, che però non è ancora disponibile e non sembra nemmeno configurato ( per “ Progetto “ intendo un insieme di proposte, compatibili con i vincoli esistenti - fra i quali certamente quelli imposti dall’Autorità di Bacino - e con le necessità eventuali di espropri; il progetto deve inoltre essere coerente con il PTCP ( Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale ); ciascuna proposta deve essere accompagnata dalle ipotesi di fattibilità ( chi fa che cosa, come e quali sono i costi ).
Non a caso il primo intervento del pubblico dopo le relazioni ha colto proprio questo aspetto della situazione.

L’assessore Garbuglia, che ha preso la parola immediatamente dopo Tedaldi, ha opportunamente dichiarato che la Provincia è disponibile ad esercitare un’azione di coordinamento delle quattro Autorità Locali fra le quali l’area in questione è ripartita; ciò avrebbe lo scopo di pervenire ad un progetto di valorizzazione che sia condiviso.
A loro volta i Sindaci presenti e l’assessore all’ambiente di Forlì si sono detti disponibili a collaborare con la Provincia. Il Sindaco di Forlimpopoli mi è sembrato il più esplicito; il Sindaco di Meldola ha dato anche un concreto suggerimento ( pista pedonale sugli argini del Ronco dal ponte sulla via Emilia a Meldola ); il Sindaco di Bertinoro ha espresso invece preoccupazioni per le eventuali spese che il progetto comporterà.

A me sembra che il ruolo della Provincia dovrebbe essere più incisivo, senza che ciò sia lesivo delle prerogative delle Autorità Locali.

Infatti si tratta di produrre una specie di “ Piano Regolatore “ dell’intera area; occorre un “ lavoro “ di natura tecnica metta insieme i quattro Piani Regolatori, così come essi esistono adesso e, attraverso lo studio delle esigenze ( salvaguardia degli ecosistemi, realizzazione di possibilità di fruizione per il pubblico, compatibilità degli insediamenti nell’area: residenziali, turistiche, industriali e relativa viabilità … ) li modifichi con il consenso mediato delle Autorità Locali realizzando quindi il “ Progetto “ di valorizzazione. La Provincia inoltre dovrebbe rendere disponibili risorse per la realizzazione di tale Progetto.

Al tavolo dei relatori tuttavia non era presente un interlocutore importante: mancava il Servizio Tecnico di Bacino ( STB ), che ha il compito - fra gli altri - di evitare che le piene del fiume possano allagare le zone pianeggianti a valle dell’area. A questo proposito è opportuno tenere presente che l’STB, con cui è agevole confrontarsi, ha già pronto un “ Progetto Generale “ che risolve tale problema ( realizzato nei termini prima specificati: soluzioni, chi fa che cosa, come, quali vincoli, quali costi ).
Allego il frontespizio della relazione che illustra tale progetto e una pagina interessante, che mostra come i costi di realizzazione siano molto contenuti ( ben diversamente dagli interventi più invasivi e costosi che sono stati previsti in Provincia per le piene del Savio ). Aggiungo che, leggendo la citata relazione, mi pare di trovarvi molti riferimenti a soluzioni che tendono alla valorizzazione ambientale della zona, al di là della mera ricerca della protezione dalle piene.

Un’osservazione ulteriore va fatta in relazione alle attività estrattive ( la cava ) e ai due impianti di lavorazione degli inerti che sono nell’area. Vi sono infatti due impianti di lavorazione inerti, uno nel Comune di Forlimpopoli che dovrebbe cessare le attività, ed uno nel Comune di Forlì che invece dovrebbe continuarle. Non dovrebbe esserci più la cava, spostata - come tutti sappiamo - a Vecchiazzano.
Ad una specifica domanda del pubblico relativa allo spostamento dell’impianto di lavorazione inerti presente nel Comune di Forlimpopoli, il Sindaco mi pare abbia detto che la questione è allo studio; mi chiedo se questo significhi che lo smantellamento dell’impianto possa essere differito a breve termine, allo scopo di salvaguardare ancora per qualche tempo un’attività industriale: se così fosse potrebbe essere opportuno negoziare con il gestore dell’impianto compensazioni volte alla realizzazione a sue spese di opere di salvaguardia ambientale (da definire in quel “ Progetto “ che andrebbe sviluppato nei modi che ho sopra indicato).
Infine per quanto riguarda l’osservazione del Sindaco di Bertinoro, relativa alle difficoltà economiche che la realizzazione di un “ Progetto “ di salvaguardia ambientale comporterebbe, credo che il timore per tali difficoltà non dovrebbe ritardare lo sviluppo del Progetto stesso: la sua realizzazione potrà avvenire nei tempi opportuni, ma intanto si saprà subito quali direzioni si dovranno prendere e - soprattutto - si stabiliranno i vincoli di salvaguardia.
In ogni caso è presumibile che finanziamenti europei e regionali non mancherebbero a favore di un “ Progetto “ significativo, per cogliere i quali però è necessario disporre di un preliminare ben circostanziato.
Vincenzo Annino

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