Domani sarà la giornata dell''Earth Hour', per un ora monumenti, case, locali, aziende si spegneranno per ricordare l'attualità della lotta contro la crisi climatica.
L'iniziativa è partita in Australia due anni fa con poco più di due milioni di partecipanti, e raggiungerà proporzioni davvero globali quest'anno.
La Heart Hour o Ora della Terra, il black-out volontario di un'ora (dalle 20,30), quest'anno avrà adesioni di circa miliardo di partecipanti in 2848 città di 83 paesi, fra cui oltre 60 capitali
Gli organizzatori del Wwf affermano che spegnere la luce per un'ora sarà un referendum mondiale, che manderà un potente messaggio collettivo sull'importanza dell'azione per combattere il cambiamento climatico.
Si parte piccolo arcipelago delle Chatham, la terra abitata più vicina alla linea della data, dove le 20,30 locali corrispondono alle 7,45 in Italia, e dove saranno spenti i generatori a diesel, visto che non vi è corrente elettrica.
45 minuti dopo tocca alla Nuova Zelanda e due ore dopo (le 10,30 in Italia) all'Australia orientale dove si immergeranno nel buio Sydney e Melbourne.
Seguiranno a ruota Seoul, Pechino, e via via fino a Mosca, Atene, Città del Capo, Parigi, Londra, per finire a Las Vegas.
Dopo la Sky Tower di Auckland e l'Opera House di Sydney rimarranno man mano a luci spente i luoghi simbolo della civiltà umana, dall'Acropoli di Atene alla Tour Eiffel, da Piccadilly Circus al Cristo Redentore di Rio, alle Cascate del Niagara.
In Italia si spegnerà la Cupola di San Pietro mentre il capitano della Roma, Francesco Totti, spingerà l'interruttore per il Colosseo.
Tra gli altri monumenti al buio Ponte di Rialto, Torre di Pisa, Valle dei Templi, Castello Sforzesco e Acquario di Genova.
sabato 28 marzo 2009
Gli Ecologisti Democratici aderiscono a Earth hour
lunedì 23 marzo 2009
WATER FORUM...un buco nell'acqua
Dopo una settimana di discussioni non c’è stato accordo, l’acqua non è un diritto ma soltanto «un bisogno fondamentale», con buona pace per quel miliardo di persone e anche più che secondo le Nazioni Unite soffrono la sete, cioè che hanno difficoltà di accesso all’acqua potabile. E soprattutto per gli otto milioni di morti l’anno provocati dalla carenza di acqua e di servizi igienico-sanitari. Trentamila congressisti, una ventina di capi di Stato, 180 tra ministri e vice-ministri dell’Ambiente: ma il quinto Forum mondiale sull’acqua, meeting a cadenza triennale che si è chiuso ieri a Istanbul, non è nemmeno riuscito a raggiungere una definizione comune su cosa sia il prezioso liquido.
Il documento finale siglato nella capitale turca, nonostante sottolinei il carattere di «urgenza» nel combattere il dramma dell’«oro blu», e nonostante riconosca il diritto a «un miglioramento delle condizioni igienico-sanitarie» per compiere un importante «passo verso la diminuzione in tutto il mondo dei decessi legati alla scarsità d’acqua», ignora la nozione di diritto dell’accesso all’acqua, reclamata con forza da numerose Ong (Organizzazioni non governative) e da parecchi Paesi
Il rapporto delle Nazioni Unite, lanciato in parallelo al Forum, dice che il rischio per la Terra è che nel 2030 metà della popolazione mondiale sia assetata, ovvero che resterà al di sotto della soglia minima, primo fra tutti i continenti l’Africa – secondo molti ambientalisti andava affrontato più drasticamente. Non c’è tempo da perdere: 2,5 miliardi di uomini hanno problemi igienico-sanitari, quasi 4 mila bambini muoiono ogni giorno per la mancanza di acqua, l’inquinamento dei fiumi e delle falde aumenta a ritmi impressionanti.
Va da sé che molti esponenti della comunità scientifica internazionale riconoscono l’interdipendenza di fondo tra la carenza d’acqua e il cambiamento climatico, così come sottolinea anche il Gruppo Intergovernativo sul cambiamento climatico.
giovedì 19 marzo 2009
mercoledì 18 marzo 2009
Comunità Montane contributi straordianari
Buongiorno Ecodem,
con la delibera n. 226 del 2 marzo 2009 la Giunta ha dato attuazione alla l.r. 10/2008 con riguardo a due aspetti essenziali:
1) le misure straordinarie di sostegno al riordino delle comunità montane;
2) i contributi per spese di funzionamento delle unioni subentranti a comunità montane soppresse.
Il provvedimento ha individuato le risorse, i criteri e le modalitagrave; per l’erogazione di contributi straordinari alle comunità montane e agli enti associativi che subentrano a comunità montane disciolte, per accompagnare nel biennio 2009-2010 i processi di riordino e riorganizzazione, ai sensi dell’art. 21 bis della l.r. 10/2008.
Tali contributi - concessi sulla base dei progetti di riordino proposti e concordati tra Regione, comuni ed enti interessati e sanciti nei decreti presidenziali di ridelimitazione del 27 febbraio 2009 - sono erogati in due rate, entro marzo ed entro novembre.
Nel contempo, la delibera n. 226/2009 ha individuato la quota del fondo regionale per spese di funzionamento delle comunità montane riservata, ai sensi dell’art. 17 della l.r. 10/2008, alle unioni subentranti a comunintà montane soppresse, nonché i criteri di riparto. Anche i contributi per spese di funzionamento sono suddivisi in due rate ed erogati contestualmente ai contributi straordinari per il riordino.
La determina dirigenziale di concessione della prima tranche dei due contributi indicati è in corso di adozione.
Andrea Zanfini
. E qui la fine del post.
martedì 17 marzo 2009
ACQUA diritto umano fondametale
In vista del quinto Forum mondiale dell'acqua a Istanbul dal 16 al 22 marzo 2009, il Parlamento europeo ha votato una risoluzione proprio sul tema delle risorse idriche.
Risoluzione del Parlamento europeo del 12 marzo 2009 sulle risorse idriche in vista del quinto Forum mondiale dell'acqua a Istanbul dal 16 al 22 marzo 2009( Viene omessa per brevità la prima parte dove vengono elencati i riferimenti a precedenti risoluzioni)
A. considerando che la mancanza di acqua e di strutture igienico-sanitarie provoca otto milioni di morti all'anno, che più di un miliardo di persone non hanno accesso agevole e a prezzo accettabile all'acqua potabile e che quasi due miliardi e mezzo di persone non fruiscono di alcuna struttura igienico-sanitaria,
B. considerando che 2,8 miliardi di persone vivono in zone colpite da stress idrologico e che detta cifra è destinata ad aumentare fino a 3,9 miliardi fino al 2030,
C. considerando che le popolazioni povere sono più vulnerabili al cambiamento climatico e sono anche meno in grado di adattarsi ad esso,
D. considerando che l'industria multinazionale dell'agribusiness costituisce il primo utilizzatore di acqua dolce al mondo (70% dei prelievi mondiali), che riceve a un prezzo irrisorio, e che l'eccessivo sfruttamento delle risorse idriche ha portato all'aggravamento e all'estensione dei processi di contaminazione delle acque e a un degrado generalizzato dei suoli, da cui deriva la moltiplicazione dei fenomeni di siccità sempre più strutturale,
E. considerando che i servizi legati all'utilizzo razionale dell'acqua nonché la gestione razionale della stessa dovrebbero determinare un livello dei prezzi mirato a evitare sprechi da parte di alcuni settori e di consentire investimenti nella manutenzione e nel perfezionamento delle infrastrutture, combinati con misure accessorie intese a assicurare una distribuzione equa dell'acqua e con un sostegno pubblico alle famiglie povere che permetta loro di fare fronte economicamente al proprio fabbisogno basilare di acqua,
F. considerando che sussidi generalizzati per l'acqua si traducono in prezzi artificiosamente bassi per l'acqua e portano a sprechi in alcuni settori e sono una delle cause principali della penuria di acqua,
. G. considerando che la distribuzione di acqua è estremamente disuguale, mentre dovrebbe essere un diritto fondamentale e universale e che il livello locale è il più pertinente per definire e gestire la materia,
H. considerando che la liberalizzazione e la deregolamentazione della distribuzione di acqua nei paesi in via di sviluppo, specialmente in quelli meno sviluppati, se non accompagnate da un quadro regolamentare adeguato, può tradursi in una aumento dei prezzi che colpisce i più poveri e riduce il loro accesso all'acqua,
I. considerando tuttavia che i partenariati pubblico-privato, i quali devono combinare regolamentazioni rigorose e trasparenti, proprietà pubblica e investimenti privati devono essere orientati al miglioramento dell'accesso all'acqua e alle strutture igienico-sanitarie per tutti nonché a un uso più equilibrato in rapporto ai costi,
J. considerando che i principali ostacoli a una gestione efficace dell'acqua sono la scarsa priorità politica e finanziaria attribuita all'acqua, la gestione scorretta, le lacune del quadro giuridico, l'assenza di trasparenza nella negoziazione e nell'assegnazione degli appalti, la corruzione e la mancanza di dibattito sui livelli delle tariffe,
K. considerando che secondo l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) la quota dell'aiuto pubblico allo sviluppo destinata all'acqua e alle strutture igienico-sanitarie rappresenta soltanto il 9% di detti aiuti bilaterali e al 4,5% di quelli multilaterali e che in più risulta suddivisa male poiché i paesi meno sviluppati hanno ottenuto soltanto il 24% dei fondi mentre sono quelli che ne avrebbero maggiore bisogno,
L. considerando che il Forum mondiale dell'acqua, che si riunisce ogni tre anni, è la sede in cui si discutono e si orientano le decisioni politiche mondiali in materia di gestione dell'acqua e delle risorse idriche, e deplorando il fatto che finora le azioni del Forum mondiale dell'acqua siano state scarsamente inserite nei lavori delle Nazioni Unite,
1. dichiara che l'acqua è un bene comune dell'umanità e che l'accesso all'acqua potabile dovrebbe costituire un diritto fondamentale e universale; chiede che siano compiuti tutti gli sforzi necessari per garantire, entro il 2015, l'accesso all'acqua potabile alle popolazioni più povere;
2. dichiara che l'acqua va proclamata un bene pubblico e dovrebbe essere posta sotto controllo pubblico, a prescindere dal fatto che sia gestita, interamente o parzialmente, dal settore privato;
3. sottolinea che ogni politica in materia di gestione dell'acqua deve comprendere anche la protezione della salute pubblica e dell'ambiente e che il Forum mondiale dell'acqua dovrebbe contribuire, in modo democratico, partecipativo e consensuale, a sviluppare strategie mirate a promuovere schemi di sviluppo economico e agricolo che garantiscano un elevato livello di qualità dell'acqua;
4. rivendica l'abolizione di regimi di sovvenzioni globali alla distribuzione di acqua, che indeboliscono i tentativi incentivanti di una gestione efficace dell'acqua originando uno sfruttamento eccessivo, al fine di sbloccare i fondi destinati a sovvenzioni mirate, segnatamente per le popolazioni povere e rurali e di permettere a tutti l'accesso all'acqua;
5. sottolinea l'interesse per la creazione di organi di gestione comune dell'acqua tra paesi che insistono sullo stesso bacino la fine di creare o rafforzare legami di solidarietà propizi all'attenuamento delle tensioni o alla composizione dei conflitti;
6. ricorda il ruolo essenziale delle donne nell'approvvigionamento, nella gestione e nella preservazione dell'acqua;
7. chiede agli Stati membri di aumentare, nonostante la crisi finanziaria, il loro contributo all'aiuto pubblico allo sviluppo onde conseguire l'obiettivo di sviluppo del Millennio relativo all'approvvigionamento di acqua potabile, il cui volume di investimenti necessari è pari a 180 000 000 000 USD all'anno;
8. chiede che i mezzi del "Fondo europeo per l'acqua" a favore degli Stati dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico (ACP) siano potenziati nel quadro del decimo fondo europeo per lo sviluppo e che siano perfezionate nuove modalità di finanziamento, anche privato, nonché partnership innovative, segnatamente il finanziamento solidale;
9. auspica che l'aiuto allo sviluppo bilaterale sostenga talune azioni multilaterali come l'Iniziativa africana per l'acqua;
10. ritiene che l'aiuto pubblico allo sviluppo debba essere utilizzato in legame con le risorse degli organi locali, dei doni volontari, dei prestiti bancari e dei capitali privati, in modo da assicurare al settore idrico un finanziamento quanto più completo possibile;
11. insiste sulla creazione di meccanismi di garanzia che possono essere attivati dalle istituzioni finanziarie e di sviluppo per controbilanciare l'eccessiva cautela degli investitori nel mercato dell'acqua;
12. afferma che lo Stato, nell'attuazione dei suoi compiti riguardanti la definizione delle politiche e dei mezzi necessari, la selezione degli interlocutori e la suddivisione delle responsabilità resta il responsabile maggiore della politica nel settore idrico pur delegandone l'esecuzione agli enti locali,;
13. ribadisce che la gestione delle risorse idriche deve basarsi su un approccio decentrato, partecipativo e integrato, con la partecipazione degli utenti e dei responsabili decisionali nella definizione delle politiche locali nel settore idrico;
14. chiede alla Commissione di sviluppare programmi di sensibilizzazione sull'acqua sia nell'Unione europea sia nei paesi suoi interlocutori;
15. insiste sulla necessità di sostenere i poteri pubblici locali nei loro sforzi per attuare una gestione democratica dell'acqua che sia efficace, trasparente, regolamentata e rispettosa degli obiettivi di sviluppo sostenibile, e ciò al fine di soddisfare il fabbisogno delle popolazioni;
16. chiede al Consiglio e alla Commissione di riconoscere il ruolo fondamentale degli enti locali nella protezione e gestione dell'acqua, affinché essi diventino ovunque responsabili della gestione del settore idrico, e deplora che le competenze degli enti locali nell'Unione europea siano poco valorizzate dai programmi di cofinanziamento europeo;
17. chiede pertanto al Consiglio e alla Commissione di incoraggiare gli enti locali dell'Unione europea a destinare parte dei diritti riscossi presso gli utenti per la fornitura di acqua e le strutture igienico-sanitarie a iniziative di cooperazione decentrata;
18. chiede, nel contesto del mantenimento della proprietà pubblica e in un quadro regolamentare e giuridico adeguato, che siano permessi sforzi maggiori per coinvolgere il settore privato nella distribuzione dell'acqua, onde fare tesoro dei suoi capitali, delle sue competenze e delle sua tecnologia, al fine di migliorare l'accesso all'acqua e alle strutture igienico-sanitarie per tutti e il riconoscimento dell'accesso all'acqua in quanto diritto fondamentale;
19. ritiene che spetti allo Stato inserire i fornitori privati di piccole dimensioni nelle loro strategie nazionali di approvvigionamento idrico;
20. ritiene che i sistemi di partnership pubblico-privato, in cui le autorità pubbliche restano proprietarie delle infrastrutture e stipulano un contratto di gestione con il settore privato, possano essere uno degli strumenti per migliorare un accesso abbordabile all'acqua e alle strutture igienico-sanitarie ;
21. insiste sulla promozione di nuovi metodi come l'irrigazione delle zone rurali e la creazione di cinture verdi in prossimità dei centri urbani al fine di potenziare la sicurezza alimentare e l'autonomia locale;
22. ritiene che il ruolo d'intermediazione delle organizzazioni non governative in loco con le popolazioni resti un'integrazione insostituibile per garantire il successo dei progetti nei paesi poveri;
23. auspica l'introduzione di perequazioni tariffarie che consentono di approvvigionare ad un prezzo abbordabile i meno favoriti in materia di accesso all'acqua;
24. è convinto che vada utilizzato anche il risparmio locale, nella consapevolezza che ciò richiede da parte dei governi l'eliminazione di tutti gli ostacoli di tipo giuridico, fiscale o amministrativo che frenano lo sviluppo dei mercati finanziari locali;
25. invita la Commissione e gli Stati membri ad adottare una politica di sostegno alla gestione dell'acqua basata sul principio dell'accesso universale, equo e non discriminatorio a un'acqua sana;
26. chiede che la Commissione e gli Stati membri facilitino e sostengano gli sforzi dei paesi in via di sviluppo in materia di adattamento e di riduzione degli effetti del cambiamento climatico; ricorda a detto titolo l'importanza di formare rapidamente l'alleanza mondiale contro il cambiamento climatico;
27. chiede che la problematica della gestione dell'acqua, delle risorse idriche e del diritto di accesso all'acqua per tutti sia iscritta all'ordine del giorno degli accordi che la COP 15 definirà a Copenaghen (7-18 dicembre 2009) sul futuro del protocollo di Kyoto, alla luce del lavoro degli esperti dell'Intergovernmental Panel on Climate Change;
28. sottolinea l'importanza che nell'elaborazione delle politiche di approvvigionamento e di gestione dell'acqua siano considerate le esigenze dei più poveri, con particolare attenzione per le popolazioni più esposte al cambiamento climatico;
29. chiede alla Presidenza di turno di rappresentare l'Unione europea al Forum di Istanbul con un mandato per:
• considerare l'accesso all'acqua potabile un diritto vitale, fondamentale dell'essere umano, e non solo un bene economico soggetto unicamente alle leggi di mercato,
• sostenere gli orientamenti delineati nella presente risoluzione
30. auspica che nel contesto delle Nazioni Unite siano avviati negoziati per pervenire a un trattato internazionale che riconosca tale diritto; chiede agli Stati membri dell'Unione europea e alla Presidenza dell'Unione di
lanciare iniziative politiche e diplomatiche in tal senso in seno all'Assemblea generale e della Commissione dei diritti umani delle Nazioni Unite;
31. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al Consiglio dei ministri ACP-UE, al Segretario generale delle Nazioni Unite e al segretariato generale del comitato per il Contratto mondiale sull'acqua.
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lunedì 2 marzo 2009
Energia e sviluppo economico
INCONTRO di SABATO 28 FEBBRAIO
Organizzato dal Partito Democratico unità territoriale forlivese
di Andrea Zanfini
L’incontro di Sabato, incentrato sul ruolo dell’energia nei piani di sviluppo economico futuri, aveva un duplice fine:
innanzi tutto quello di capire quali sono le tecnologie messe attualmente a disposizione in campo energetico, le loro applicazioni e i loro punti di forza e di debolezza;
in un secondo momento quello di capire come gli enti pubblici e non hanno recepito queste opportunità e come intendono muoversi nel prossimo futuro.
Dagli interventi degli specialisti Enrico Sangiorgi (preside Seconda Facoltà Ingegneria Università di Bologna) e Alberto Bellini (docente dell’Università di Modena e Reggio Emilia) è emerso come il tema dell’energia rappresenterà il punto di maggiore interesse nelle campagne ambientali future; una questione resa centrale dalla crisi che il nostro paese e non solo sta affrontando, dalle prospettive di diminuzione delle disponibilità di combustibili fossili, crescita dei prezzi del petrolio e del gas naturale ed una sempre maggiore concorrenzialità nello sfruttamento delle risorse rinnovabili. Gli interventi hanno fatto il punto della situazione per quanto riguarda la ricerca in campo energetico e preso in considerazione quelle che attualmente rappresentano le migliori alternative all’utilizzo dei combustibili fossili, dall’idroelettrico al solare fino all’eolico. Alcune di queste devono ancora essere migliorate e la loro efficienza aumentata grazie alla ricerca di nuovi processi e materiali ed è proprio per questo motivo che in Italia esistono e sorgono laboratori di ricerca come il progetto presentato da Sangiorgi che prende il nome di Rinnova. Questo laboratorio funge da collegamento tra il mondo dell’Università e della ricerca e quello imprenditoriale sviluppando idee e prototipi che un giorno potranno essere a disposizione di tutti.
A fronte di attività di ricerca e sviluppo sempre più innovativi nella seconda parte dell’incontro è emerso il grado di applicazione di queste sul territorio. La disponibilità a sviluppare politiche che portino all’utilizzo di queste tecnologie da parte della Provincia di Forlì-Cesena e del Partito Democratico è forte e l’intenzione di inserire queste tematiche nei propri programmi è concreta. La situazione attuale però mette in risalto la scarsa applicazione di queste innovazioni nel nostro territorio, fatta eccezione per il caso del Comune di Portico-S. Benedetto, la cui eccellenza è stata presentata dal dinamico sindaco Mirko Betti. Un altro importante caso di eccellenza, in questo caso relativo alla gestione dei rifiuti, è stato presentato dal Sindaco di Forlimpopoli Zoffoli, che ha descritto l’esperienza della raccolta porta a porta mettendone in risalto i risultati positivi così come le difficoltà, ma non l’impossibilità, che si avrebbero ad esportare questa gestione in aree urbane più ampie. Un passo avanti è stato fatto con la recente approvazione del Piano Energetico Ambientale della Provincia di Forlì-Cesena, la cui parte relativa alla certificazione e risparmio energetico degli edifici è stata presentata dal direttore di AGESS Enzo Talamonti; questo documento però non risulta sufficiente perché le attività previste devono riflettersi con azioni concrete sul territorio, a partire da serie campagne di controllo delle applicazioni dei requisiti previsti dalla delibera regionale sulla certificazione energetica degli edifici. Azioni che devono partire dalle nostre imprese che risultano essere molto aperte alle innovazioni e pronte comunque ad investire nonostante il momento di crisi, come viene dimostrato dai finanziamenti richiesti nel bando FESR sull’innovazione dalle nostre PMI. Dato un tale scenario territoriale come mai queste proposte a favore delle energie alternative e rinnovabili stentano a prendere piede? Ha cercato di dare una risposta concreta a questo quesito Enzo Cortesi, imprenditore e presidente CNA; le motivazioni che ha portato Cortesi riguardano due aspetti che sono ritenuti critici del nostro territorio: in primo luogo una sorta di immobilità degli organi politici nei confronti di una ascesa di Hera riguardante in particolare l’ampliamento dei servizi in campo ambientale con conseguenti diminuzioni della tutela dell’interesse pubblico ed una limitazione da parte delle PMI locali ad intervenire in questi settori. In secondo luogo Cortesi mette in risalto l’eterogeneità dei Piani comunali che non seguono una linea comune e perciò complicano ed allungano le attività delle imprese. Infine, da alcuni approfondimenti svolti da esperti del CNR sul Piano Energetico Ambientale provinciale, è emerso che in alcuni casi vengono limitate delle opportunità in ottica di sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili che invece potrebbero rivelarsi interessanti per vaste aree del nostro territorio. Da questo spunto emerge una forte necessità di dialogo tra le amministrazioni che devono redigere piani per uno sviluppo sostenibile del territorio e le imprese che devono metterli in atto, favorendo in questo modo l’interesse della collettività.
