martedì 22 dicembre 2009

Ultime notizie sul nucleare

il Consiglio dei Ministri si è riunito oggi e ha approvato i seguenti provvedimenti:

su proposta del Ministro dello sviluppo economico, Claudio Scajola, e del Ministro per la semplificazione normativa, Roberto Calderoli:

- uno schema di decreto legislativo, sul quale verrà acquisito il parere del Consiglio di Stato, della Conferenza unificata e delle Commissioni parlamentari, che in attuazione della specifica delega conferita al Governo opera il riassetto della disciplina dei criteri per la localizzazione nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare, di impianti di fabbricazione del combustibile nucleare, dei sistemi di stoccaggio del combustibile irraggiato e dei rifiuti radioattivi. Lo schema regola le procedure per l’autorizzazione unica per la localizzazione, la costruzione, l’esercizio e la disattivazione degli impianti nucleari, con le relative misure compensative e disciplina altresì le procedure per la localizzazione, costruzione ed esercizio di un Parco tecnologico comprensivo di un Deposito nazionale destinato allo smaltimento definitivo dei rifiuti radioattivi, con le relative misure compensative;


- uno schema di decreto legislativo, sul quale verrà richiesta l’intesa della Conferenza unificata ed il parere del Consiglio di Stato, che opera il riassetto della disciplina in materia di ricerca e coltivazione delle risorse al fine di garantire, in un contesto di sviluppo sostenibile del settore e assicurando adeguata protezione ambientale, un regime concorrenziale per l’utilizzo delle risorse geotermiche ad alta temperatura e la semplificazione dei procedimenti amministrativi. Sono obiettivi del provvedimento garantire l’allineamento delle concessioni esistenti facendo salvi gli accordi intercorsi tra regioni ed operatori, gli investimenti programmati e i diritti acquisiti; stabilire i requisiti organizzativi e finanziari per lo svolgimento, da parte delle regioni, delle procedure concorrenziali ad evidenza pubblica per l’assegnazione di nuovi permessi di ricerca e per il rilascio di nuove concessioni; individuare i criteri per determinare l’indennizzo del concessionario uscente nel caso di subentro di un nuovo soggetto imprenditoriale; definire procedure semplificate per lo sfruttamento del gradiente geotermico o di fluidi geotermici a bassa e media temperatura. Continua...

mercoledì 16 dicembre 2009

Intervento di Silvia Zamboni del 12 dicembre alla conferenza“Regione, Provincia e Comuni contro la crisi. Lavoro, impresa, formazione, welfare”

L’Emilia-Romagna, regione “europea” per quanto riguarda il PIL e il livello di reddito procapite, può e deve diventare leader anche nella lotta alla più grande emergenza ambientale che mette a rischio la possibilità della vita umana sul pianeta: l’aumento della temperatura terrestre e i conseguenti cambiamenti climatici indotti dall’effetto serra prodotto dalle attività umane.
I cambiamenti climatici non sono una minaccia futura; al contrario, sono già in atto, la temperatura del pianeta si è già alzata rispetto all’epoca pre-industriale. Dai dati dell’Arpa, risulta che nella nostra regione, negli ultimi vent’anni, si è ormai stabilizzato un aumento di due gradi della temperatura rispetto alla media registrata nei decenni precedenti. Con tutti i rischi connessi di aumento degli incendi boschivi, siccità, inaridimento dei suoli, per citarne solo alcuni.
In queste ore a Copenaghen si sta cercando di porre le basi per un accordo vincolante che porti alla diminuzione delle emissioni di gas climalteranti. La nostra regione può e deve dare un contributo significativo al raggiungimento di questi obiettivi. Ne va anche del futuro del suo sistema economico.
L’impegno a contrastare effetto serra e le politiche necessarie a realizzarlo non sono affatto incompatibili con le necessità della ripresa economica: è sempre più evidente infatti che la transizione verso un'economia a basso contenuto di carbonio può portare grandi vantaggi in termini di sviluppo e di lavoro. La crisi climatica è strettamente connessa a quella energetica, dovuta all’aumento del costo dei combustibili fossili e alla esauribilità degli stessi, ovvero alla fine del greggio a basso prezzo per l’aumento dei costi di estrazione. La soluzione in termini di sostenibilità ambientale della crisi energetica porta con sé benefici sul piano della crisi economica. Analogamente, imboccare la strada dell’economia verde apre scenari positivi per il superamento della crisi economica. Salvare il clima, usare le energie rinnovabili, puntare sull’efficienza energetica aiuta quindi sia l’ambiente che l’economia. Oggi anche i grandi Paesi emergenti, dalla Cina all'India al Brasile, si stanno muovendo in questa direzione, per non parlare del presidente americano Barack Obama che ha abbandonato la impostazione negazionista di Bush e ha dedicato alla green economy ingenti risorse con la legge di “stimulus all’economia”.
L’Emilia-Romagna in Italia può contribuire a confermare il ruolo di leadership dell’Europa nella lotta ai cambiamenti climatici e nell’innovazione tecnologica. E’ da questa consapevolezza che bisogna partire per curare l’economia della nostra regione, per recuperare con la green economy i posti di lavoro andati perduti in altri settori produttivi.
Nell’iniziativa organizzata dall’Associazione Ecologisti Democratici a gennaio di quest’anno “Per un green new deal” si era parlato del piano per la creazione di un milione di posti di lavoro con la green economy.
La crisi economica deve essere anche per l’ER l’incentivo per un gigantesco sforzo di trasformazione dei sistemi industriali e delle infrastrutture, orientando le iniziative di stimolo economico verso progetti che riducano l’impatto ambientale delle attività produttive e contribuiscano alla lotta ai cambiamenti climatici, o saranno i cambiamenti climatici a produrre danni irreversibili non solo al pianeta, ma anche ai sistemi economici, come insegna il Rapporto Nicholas Stern del 2007.
Quello della green economy è un terreno fecondo anche dal punto di vista politico, un’autentica prateria non presidiata dal governo Berlusconi che di tutto si occupa fuorché – in modo serio ed efficace – di contrastare, con uno sguardo rivolto al futuro, la attuale crisi economica. E’ un terreno sguarnito che il partito democratico, al contrario, può e deve occupare, che deve fare proprio nel processo di definizione della propria identità politica, anche per aprirsi all’ascolto delle nuove generazioni, visto che è del loro futuro che si parla. In una fase così difficile, che vede migliaia e migliaia di famiglie in gravi difficoltà economiche, fabbriche che chiudono, manca nel nostro paese una Politica industriale. L’ultimo esempio risale al programma “Industria 2015” voluto da Bersani quando era ministro dello Sviluppo economico del governo Prodi. Si ha l’impressione oggi che le imprese che ancora ce la fanno a stare sul mercato agiscano per forza propria, in assenza di una cornice di sostegno governativo indirizzata all’innovazione.
Nella nostra regione agiscono alcuni gruppi industriali di livello mondiale in questi settori, come Marchesini nel settore del solare fotovoltaico, il Gruppo Umpi di Cattolica per l’illuminazione pubblica efficiente, Beghelli di Monteveglio per l’illuminazione a basso impatto, per citarne alcuni. Si possono creare utili sinergie. Abbiamo anche centri di ricerca di eccellenza: CNR, Enea, Centro Euromediterraneo per lo studio dei cambiamenti climatici e del loro impatto socio-economico.

Anche per supplire all’attuale assenza di indirizzo governativo, la Regione in particolare potrebbe, dovrebbe orientare la sua politica all’obiettivo di diventare una piattaforma energetica delle fonti rinnovabili, tecnologicamente avanzata, nella ricerca e nell’uso. A partire dall’eventuale aggiornamento del Piano Energetico regionale che si rendesse necessario alla luce delle risultanze della Conferenza di Copenaghen.
Alcuni esempi di ciò che si potrebbe fare:

• Sostegno alla riqualificazione degli edifici a cominciare da quelli di proprietà o in uso della regione
• D’intesa con le categorie economiche interessate (sindacati, Confindustria, Api, Cna Confartigianto…) sostegno alla formazione professionale in questi settori
• Sostegno al coinvolgimento delle imprese regionali nei progetti di cooperazione e interventi nei paesi in via di sviluppo, previsti dal Protocollo di Kyoto
• Sostegno alle misure e agli interventi di adattamento ai cambiamenti climatici già in corso.
• Sostegno all’uso delle Energie rinnovabili/ interventi di efficienza energetica/
• Rilancio del progetto Riviera solare
• Turismo sostenibile
• Agricoltura di qualità a basso impatto sul clima
• Ristorazione a chilometro zero
• Allevamenti di qualità a basso impatto

Nell’attuale situazione di crisi economica, c’è il rischio che riaffiori la tendenza ad indebolire il sistema delle tutele ambientali cavalcando l’equazione semplicistica che la difesa dell’ambiente comporti un aggravio dei costi e quindi sia antieconomica. Al contrario, è importante impegnarsi a confermare e rafforzare le politiche di difesa dell’ambiente. Per questo, per garantire innovazione pulita, la sola in grado di reggere la competizione, è necessario che la Regione mantenga alta la guardia sul sistema dei controlli ambientali.

Uno dei punti più critici della nostra regione riguarda, notoriamente, il consumo di territorio. In un contesto molto antropizzato, si sono però preservate porzioni del territorio mediante l’istituzione e la difesa di ampie zone protette. Occorre rafforzare queste politiche di tutela del territorio promuovendo i settori delle economie locali favoriti da questo contesto protetto. E occorre invertire il trend di consumo di territorio, limitando l’utilizzo di “green land” e incentivando la conversione ed il riutilizzo di “brown land”. Mettere la riqualificazione energetica del patrimonio edilizio al primo posto rappresenta la possibilità di produrre efficienza energetica nel settore abitativo combinata con la creazione di posti di lavoro.

Questa mattina si inaugura il completamento del collegamento Alta Velocità tra Bologna e Firenze. Perché il sistema dei trasporti tra città funzioni, occorre far funzionare la mobilità urbana in ciascuna città, cogliendo anche in questo caso opportunità economiche. Nel Libro Verde “Verso una nuova cultura della mobilità urbana” (del 2007) la Commissione Europea ha valutato che la congestione del traffico nei centri urbani costa l’1% del Pil europeo. Vuol dire che ogni anno l’economia europea perde negli ingorghi stradali 100 miliardi di euro. E considerando il contributo all’inquinamento e al fenomeno dell’effetto serra, sempre la Commissione Europea scrive nel Libro Verde che “il traffico urbano genera il 40% delle emissioni di anidride carbonica e il 70% delle altre emissioni inquinanti prodotte dagli autoveicoli”.
Per ridurre questo negativo impatto ambientale ed economico è quindi centrale dare la priorità agli investimenti per il trasporto su ferro e favorire la mobilità urbana sostenibile, dal trasporto pubblico alla ciclabilità urbana, non solo con la creazione di percorsi/piste ciclabili lontane dalle strade più inquinate, ma anche con la diffusione/imposizione di politiche di traffic calming, ossia di misure di moderazione del traffico per aumentare la sicurezza dei ciclisti urbani, che oggi appaiono in alcuni contesti dei veri e propri eroi; e vanno recepite le richieste avanzate dalla FIAB, Federazione Italiana Amici della Bicicletta, in relazione agli obiettivi della Carta di Bruxelles 2009. In regione abbiamo alcune eccellenze, come Ferrara, Modena, Parma, Reggio Emilia, che possono fungere da modelli da cui trarre esperienze da diffondere altrove.
Nel campo della gestione dei rifiuti urbani
• rispettare gli obiettivi della direttiva-quadro europea per una corretta gestione del ciclo dei rifiuti dando priorità alla riduzione, al riuso e al recupero, settori che possono generare nuova occupazione;
• e lotta al traffico illegale dei rifiuti e alle ecomafie in genere, che hanno già messo piede anche nella nostra regione.

Ultimo punto: le politiche di trasformazione, nelle difficili fasi di transizione come questa, richiedono più che mai informazione e consenso per affrontare il cambiamento. E’ necessario favorire la partecipazione dei cittadini alle decisioni che incidono su salute e ambiente, incentivando e sostenendo i processi partecipativi e di informazione. Si può prendere spunto dalla regione Toscana dove è in vigore una legge sulla partecipazione.

Per concludere un commento – ovviamente a posteriori rispetto all’intervento che avevo preparato – di convinta soddisfazione per quanto ha detto Errani. Viste le (mie) premesse, non posso infatti che condividerne l’impostazione e la sottolineatura della centralità della green economy, sia dal punto di vista dell’innovazione e delle opportunità che offre al contesto produttivo, sia perché è in grado di parlare alle giovani generazioni del loro futuro. Folgorante poi la richiesta al governo che renda note, prima delle elezioni, le sedi delle ipotizzate centrali nucleari.
Per chi, come l’Associazione Ecologisti Democratici (di cui sono presidente regionale e vice presidente nazionale), fin da prima della nascita del pd si batte “per mettere l’ambiente nel cuore del partito democratico”, perché le politiche per l’ambiente e la green economy diventino un pezzo portante della sua identità, l’intervento di Errani corrisponde appieno alla speranza che la campagna elettorale per le regionali sia improntata a parlare di ciò che oggi conta davvero. E che si agisca poi di conseguenza.
. E qui la fine del post.

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lunedì 14 dicembre 2009

CRISI ECONOMICA - CRISI POLITICA


Qui l'inizio o sommario. E qui la fine del post.

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La riscoperta della viabilità

tratto da www.romagnaoggi.it
Forlì, Circoscrizione 1. Il Pd a DestinaAzione: "Sorprende come abbia riscoperto i problemi della vibilità"
14 dicembre 2009 - 7.48 (Ultima Modifica: 13 dicembre 2009)
Sorprende che DestinAzione Forlì , dopo essersi astenuta sull'ODG della destra sulla viabilità , molto liberista sulla circolazione delle auto nella nostra città, riscopra i problemi del traffico. Infatti Patrizia Cimatti, consigliere della lista civica, ha presentato una serie di quesiti sul drammatico aumento del traffico sulla via Lughese che deriverebbe dalla realizzazione di una centrale a biomasse nel comune di Russi.



Messa alle strette dalle domande dei consiglieri e dei cittadini intervenuti la verità emersa è che il presunto aumento del traffico sarebbe quello del passaggio di ben, udite udite, 10 camion giornalieri in più, rispetto ad una stima, attuale di circa 600 passaggi giornalieri, con incremento del 1,3 per cento che a sentire la consigliera provocherebbe un significativo aumento dell'inquinamento, della pericolosità della strada e del consumo del manto stradale.



Ora, a Natale siamo tutti più buoni, ma noi del gruppo PD non siamo disposti a farci prendere per il.... naso. E' di tutta evidenza che si vuole porre il problema sulla presenza dell'inceneritore a biomasse, ma parlarne in quel contesto, fa perdere qualsiasi significato di seria e attenta analisi. E sulla viabilità, perchè parlare di 10 camion e perdere di vista gli altri 600, che peraltro trasportano magari rifiuti ospedalieri per l'inceneritore Mengozzi?


Da anni noi mettiamo queste criticità all'attenzione degli enti competenti perchè ne trovino la soluzione, e abbiamo già ottenuto risultati significativi, come la costruzione di una pista ciclabile che collega Villafranca a S.Martino in Villafranca e che permette di percorrere circa 2.5 km in sicurezza, mentre prima le biciclette rimanevano sulla carreggiata, operazione non facile, e in alcuni casi anche osteggiata o giudicata costosa da alcuni membri di Destinazione.
E ancora, l'allargamento della via Due Ponti, che collega Roncadello a S.Giorgio, in prosecuzione della via XIII Novembre, con la creazione di una rotonda sull'incrocio con via Trentola, prima dell'intervento teatro di incidenti mortali in più occasioni.


Purtroppo vediamo , da parte di quei gruppi che sono all'opposizione nel governo della città sempre meno proposte costruttive e sempre più tentativi mediatici di mettere il cappello su iniziative di bandiera che non migliorano la vita dei cittadini. E sì che ci piacerebbero proposte serie e attuabili, , e un nostro consigliere ne ha parlato, come ad esempio operazioni di car sharing (uso condiviso dell'auto) per alleggerire il traffico sulla Lughese, ma si sa, noi, ai voli pindarici preferiamo la buona amministrazione.


E se la trasparenza, che doveva essere il punto di vista della lista civica ha ancora un senso, vista l'adesione,nella seduta dell'undici novembre con il voto favorevole di Patrizia Cimatti, ad un pacchetto di proposte sulla sicurezza che vedeva persino l'istituzione di file separate per gli extracomunitari, ci chiediamo dove sia il video di quella seduta, che al momento non è ancora on-line. E ci chiediamo se tutta la manovra per la diffusione delle riprese altro non fosse che un'ennesima ricerca di visibilità a buon mercato.


Il gruppo consiliare del PD Circoscrizione 1 Continua...

mercoledì 25 novembre 2009

Intervento alla Direzione nazionale Fabrizio Vigni



Qualche giorno fa ho partecipato alla assemblea annuale di Confindustria, dalle mie parti. Imprenditori che fino ad un paio d’anni fa non avrebbero neppure sfiorato l’argomento, non hanno fatto altro che parlare di green economy, di energie rinnovabili, di Copenaghen. L’economia verde vista come un treno che passa e va afferrato, per provare ad uscire dalla crisi scommettendo sull’innovazione. Ripeto: una cosa impensabile, fino a qualche tempo fa.



Ebbene, Bersani ha cominciato la sua relazione parlando di Copenaghen. Un fallimento della conferenza sul clima sarebbe drammatico. So che il mondo non girerà nel verso giusto solo perché lo diciamo noi, e tuttavia penso che per quanto possiamo dobbiamo incalzare di più il governo italiano e l’Unione Europea. Battersi perché quantomeno a Copenaghen si fissino impegni politicamente vincolanti, per poi farli divenire obiettivi precisi di riduzione delle emissioni in una successiva e ravvicinata nuova conferenza. L’Europa deve esercitare una sua leadership, come ha saputo fare nei momenti migliori.



Bene. Ma Copenaghen e il clima non sono soltanto grandi questioni globali. Dobbiamo saper vedere meglio tutte le connessioni con la situazione italiana, con le prospettive della nostra economia. E dunque anche con la nostra politica. Perché, appunto, sono le domande che si stanno facendo anche quelle imprese che fino a due anni fa neppure ci pensavano, e ora invece sono lì che si misurano con queste sfide.



Posso sbagliarmi, ma non sono convinto, come dice Bersani, che “energia ed ambiente siano destinate a litigare ancora a lungo”. Certo, ogni transizione energetica, nella storia, è stata turbolenta e complicata. Lo sarà anche questa. Ma io penso che sia possibile far litigare sempre meno energia ed ambiente, far andare sempre più d’accordo economia ed ecologia. Fare della rivoluzione energetica e della green economy opportunità che fanno bene al clima ed a una nuova economia.



Non voglio metterla troppo facile. Ma non è un caso che nei pacchetti anticrisi di molti governi – non solo gli Stati Uniti, ma anche paesi come la Corea e la Cina – la parte prevalente sia quella per le tecnologie verdi e l’efficienza energetica. E non è un caso che anche il mondo dell’economia stia girando in questa direzione: dai grandi investimenti globali (nessun settore è cresciuto così tanto, in questa fase, come quello delle rinnovabili) all’artigiano della porta accanto, che quando Tremonti ha provato a cancellare il credito d’imposta del 55% per le ristrutturazioni edilizie si è messo in rivolta. Attenzione, perché sempre più spesso, su questo terreno, l’economia reale (o meglio, una parte dell’economia reale) è più avanti della politica.



E, attenzione, la green economy non è solo energia. E’ riconversione, è modernizzazione ecologica di tutti i settori produttivi. Dei processi e dei prodotti. Delle produzioni e dei consumi. Dall’industria dell’auto alla chimica, dall’agricoltura ai mercati di recupero e riuso dei materiali. La crisi sta ri-orientando anche i consumi. E la green economy da sola non basta, se non si va verso una green society, verso stili di vita e modelli sociali diversi.



Insomma, a me pare che di fronte alla crisi tre siano gli approcci possibili. Il primo è non fare niente e aspettare che passi: è l’atteggiamento del governo italiano. Il secondo è un atteggiamento solo difensivo: cercare di salvare i posti di lavoro e le imprese che rischiano la chiusura: atteggiamento giusto, ma insufficiente. Il terzo, che credo debba essere il nostro, è accompagnare all’azione difensiva politiche per cogliere le opportunità di cambiamento e di innovazione.



Un anno fa di questi tempi, mentre crollavano i mercati finanziari e le banche, un po’ tutti dicevano: nulla sarà come prima. Io resto convinto che non basta rimettere il treno deragliato sui binari, se sono gli stessi binari di prima. E l’economia verde è non l’unica, ma la principale leva per andare nella direzione giusta. Servono politiche concrete: servono, ad esempio, una politica industriale selettiva e politiche fiscali che premino produzioni, consumi e comportamenti virtuosi. Serve una politica, sono d’accordo con Laura Pennacchi, che non solo sappia regolare l’economia, ma anche orientare il mercato e programmare lo sviluppo: non è un caso che Giddens, nella riflessione che lei citava, prenda spunto proprio dalla sfida ambientale per arrivare a questa conclusione. Servono politiche concrete, e insieme un’idea dell’Italia.



Ma allora questi temi devono essere davvero al centro della nostra politica. Nelle “mille piazze” annunciate per l’11 e il 12 dicembre, ad esempio, i temi dell’ambiente e dell’economia verde non possono essere assenti (anche perché saranno i giorni di Copenaghen, e quei temi saranno sulle prime pagine). Noi, come associazione degli ecologisti democratici (una esperienza, quella della associazione, con oltre 150 circoli in tutta Italia, aperta anche ai non iscritti, che credo possa essere utile al PD per radicarsi nella sensibilità e negli interessi di chi guarda all’ambiente come nuova frontiera, e che dunque credo debba essere come tale riconosciuta e valorizzata) stiamo preparando iniziative in tal senso.



Un’ ultima cosa. Il PD può e deve divenire il partito che dà voce e forza, in Italia, ad un moderno ambientalismo riformista. Che dà rappresentanza politica a quella sensibilità, a quegli interessi, a quelle culture che in altri paesi, come la Francia e la Germania, hanno invece premiato nel voto altre formazioni. Apriamo pure il confronto sulle alleanze nel centrosinistra, ma non vorrei che si pensasse che la rappresentanza dell’ambientalismo e degli ambientalisti bisogna andare a cercarla sempre fuori, ad esempio in ciò che rimane della esangue e fallimentare esperienza dei Verdi. Già oggi il PD ha al suo interno una parte significativa, la parte migliore dell’ambientalismo politico italiano. Scordarselo sarebbe insensato. Voglio sperare che non ce se ne scordi, ad esempio, al momento di nominare il Coordinamento politico annunciato da Bersani, se si vuole che rappresenti davvero la pluralità delle culture del PD.


Fabrizio Vigni Continua...

«Mettiamo l’acqua nell’agenda di Copenhagen».


Riporto di seguito l'articolo tratto da www.europaquotidiano.it di Valentina Longo mi sembra valga la pena che venga letto da più persone possibile.



È da sempre l’acqua il pallino di Riccardo Petrella. Contro la sua privatizzazione e per il suo riconoscimento come bene essenziale e diritto universale ha combattuto non poche battaglie e oggi, che è docente presso l’Accademia di architettura di Mendrisio, presidente dell’Istituto europeo di ricerca sulla politica dell’acqua (Ierpe), oltre che membro del comitato scientifico del World Political Forum, non può restare in silenzio.
Non dopo che il decreto Ronchi ha aperto la strada a una legge che «di fatto privatizzerà l’acqua» e non con l’approssimarsi della “Cop 15” di Copenhagen, la United Nations Climate Change Conference (che si svolgerà dal 7 al 18 dicembre).
L’economista di fama internazionale, infatti, da mesi sta lavorando alacremente alla promozione di iniziative affinché in agenda al vertice che vedrà riuniti molti grandi del mondo, l’acqua ci sia. Nel mondo, denuncia, almeno un miliardo di persone vive senza questo bene primario e le stime dicono che nel 2020 la cifra raddoppierà. Non si può discutere di economia verde ignorando che, quando supereremo i due gradi di surriscaldamento, il primo problema sarà proprio la mancanza d’acqua e miliardi di persone soffriranno la sete.
Professor Petrella, come valuta il “decreto Ronchi”?
È una legge che arriva alla fine di un percorso, iniziato quindici anni fa con la legge Galli, quando per la prima volta si aprì ai privati il servizio di distribuzione dell’acqua potabile, in una logica di “modernizzazione” che mirava ad aprire al mercato anche il bene acqua.
Una logica, abbracciata da tutta la classe dirigente (scientifica, tecnica e imprenditoriale) che si riflette anche oggi in un provvedimento che, di fatto, svuota di tutte le funzioni di tutela le istituzioni territoriali, visto che i comuni di fatto perdono la loro autonomia decisionale e di destinazione di un bene demaniale.
È la conferma che l’acqua è stata mercificata e che il ruolo delle regioni è stato smantellato.
La sua ultima battaglia per mettere anche l’acqua in agenda alla “Cop 15” com’è cominciata?
Abbiamo iniziato a pensare a un’attività seria di lobbying quando si è conclusa la conferenza “Fare la pace con l’acqua”, promossa da Ierpee e Wpf a Bruxelles in febbraio. Da lì è emersa l’esigenza di lavorare per includere anche nell’agenda del summit sul post-Kyoto temi come la prevenzione dei conflitti legati all’acqua, la promozione di questo bene come un diritto, la salvaguardia del patrimonio idrico mondiale nell’interesse di tutti. Si tratta di lavorare per colmare un vuoto che c’era già alla conferenza di Rio nel ’92, impegnarci anche oltre dicembre.
Ma a Copenhagen in agenda c’è soprattutto il clima, perché insistete che l’acqua divenga una priorità?
Innanzitutto perché la gestione dell’acqua, che viene fatta principalmente a livello locale, non è pari a quella dell’energia. Le fonti energetiche sono molte e diverse e le reti per diffonderle sono infinitamente più vaste di quelle idriche a livello globale. Il trattato che si vorrebbe arrivare a firmare a Copenhagen, secondo le premesse, riguarderebbe questo tipo di beni che sono rinnovabili, e quindi sostituibili, trascurando completamente il fatto che l’acqua resta invece insostituibile e che è in via di esaurimento.
Poi c’è un elemento di carattere economico: si pretende di trovare soluzioni ai danni del cambiamento climatico ragionando sulle esigenze dei paesi ricchi, risolvendo, insomma, i problemi di chi consuma di più, invece di pensare alle esigenze primarie del mondo più povero, cioè alla maggioranza delle persone che abitano il pianeta. E contestiamo, quindi, che il trattato abbia la pretesa di avere una dimensione generale, che non ha e non può avere.
Pensa alla conferenza si arriverà firmare un trattato?
Non ne sono convinto, ritengo che le condizioni per fare un trattato di successo non ci siano.
L’Unione europea è ancora divisa, poi non vedo l’utilità di una firma per gli Stati Uniti, e infine vedo le dificoltà delle economie emergenti, oltre che quelle dei paesi più poveri.
Obama, ad esempio, non ha motivo di andare a Copenhagen (infatti sembra che non ci sarà) perché non ha un mandato chiaro e perché gli Stati Uniti non hanno “le carte in regola”, in termini di diritto pubblico internazionale, per firmare un protocollo che sia il proseguimento del precedente, visto che a Kyoto non firmarono. Poi, il recente incontro tra Stati Uniti e Cina ha dimostrato ulteriormente che a prevalere sarà una logica di accordo politico, di convenzione.
E non vedo possibilità di trattato almeno finché non saranno riviste norme come quelle sul diritto di proprietà intellettuale.
Cina, India, Brasile, ad esempio, chiedono da mesi all’Europa un cambio di regole per l’accesso reale a nuove tecnologie per l’uso del carbone, per l’incremento di energie alternative come l’eolico o il fotovoltaico, per cui noi deteniamo molti brevetti e oggi minacciano di non impegnarsi, a loro volta, se i paesi ricchi non si prenderanno le loro responsabilità riducendo in maniera significativa le emissioni di CO2. Tutto questo pesa. Non per niente ormai si parla più di entente, di accordo, che di trattato. Per chi dal ’92 e poi a Kyoto si è battuto per un trattato, è una sconfitta.
I paesi africani, intanto, si sono opposti all’impostazione del vertice promuovendo un boicottaggio, tolto solo a Barcellona durante l’ultima tappa dei negoziati Onu. Sono coinvolti nella vostra battaglia?
Abbiamo già ottenuto il sostegno ufficiale del governo del Mali e sono in corso trattative con il Cile e la Bolivia. Se oltre al loro appoggio riusciremo ad avere anche quello del Brasile e di due paesi europei, avremo i numeri per una riunione il 15 dicembre a Copenhagen e quindi per intervenire il 17. Intanto, lavoriamo alla diffusione del documento World Water Protocol, già distribuito al Wpf e inviato a più di seimila organizzazioni non governative, ma anche alla promozione dell’appello delle diverse confessioni religiose, per le quali, ricordiamolo, l’acqua è sacra, in circolazione in Italia dal 21 settembre e promosso con l’associazione Monastero del Bene di Sezzano. Continua...

LA SQUADRA DI BERSANI

Durante la Direzione Nazionale del PD di ieri il segretario del Partito Democratico Pier Luigi Bersani, ha comunicato i nomi della nuova segreteria, e di alcuni dei presidenti dei forum

Coordinatore della Segreteria: Maurizio Migliavacca
Roberta Agostini
Stella Bianchi
Cecilia Carmassi
Stefano Fassina
Catiuscia Marini
Matteo Mauri
Marco Meloni
Matteo Orfini
Anna Maria Parente
Francesca Puglisi
Nico Stumpo
Davide Zoggia.


E' una squadra di sei donne e sei uomini, età media 41 anni, che sarà coordinata da Maurizio Migliavacca. Una segreteria di “giovani sperimentati” che hanno fatto esperienza sul territorio come amministratori o con l’attività politica.

Le biografie.
Catiuscia Marini, 42 anni, eletta sindaco di Todi nel 1998, riconfermata nel 2002, europarlamentare dal maggio 2008 al giugno 2009;
Stella Bianchi, 40 anni, economista e giornalista, nel 1995 ha dato vita ai Giovani per l’Ulivo facendo parte del coordinamento nazionale, ha fatto parte
dell’Assemblea costituente del PD;
Cecilia Carmassi, 41 anni, già presidente della Fuci, è stata assessore alla provincia di Lucca e oggi è vicepresidente del consiglio comunale della città;
è presidente di “La città delle donne”, associazione di volontariato;
Francesca Puglisi, 39 anni, consigliere comunale di Bologna, ha iniziato il suo impegno politico nel 1995 con l’Ulivo, di cui è stata responsabile nazionale Giovani fino al 1997. Ha contribuito alla nascita della Consulta
infanzia e Adolescenza “Gianni Rodari”;
Annamaria Parente, 49 anni, sindacalista della Cisl, è stata responsabile nazionale della Formazione del PD;
Roberta Agostini, 43 anni, consigliere provinciale a Roma, è responsabile delle politiche culturali e della comunicazione per il PD romano;
Matteo Orfini, 35 anni, è responsabile delle relazioni internazionali della Fondazione ItalianiEuropei;
Nico Stumpo, 40 anni, nella segreteria nazionale della Sinistra giovanile fino al 2001, responsabile del tesseramento dei Ds fino al 2003, quindi membro
della direzione e responsabile della segreteria dei Ds, è stato componente della direzione del PD e vice-responsabile dell’organizzazione;
Matteo Mauri, 39 anni, attualmente capogruppo PD in Consiglio provinciale a Milano, è stato assessore della Giunta di centrosinistra;
Marco Meloni, 38 anni, consigliere regionale in Sardegna, ricercatore Arel e segretario generale di “TrecentoSessanta”;
Davide Zoggia, 45 anni, è stato Presidente della Provincia di Venezia;
Stefano Fassina, 43 anni, direttore scientifico di Nens, è stato responsabile Finanza pubblica ed Economia del PD.

Presidenti Forum
Economia Paolo Guerrieri
Università Saperi e Ricerca Maria Chiara Carrozza
Giustizia Andrea Orlando
Esteri Piero Fassino
Politiche agricole Enzo Lavarra
Progetto Mezzogiorno Umberto Ranieri
Politiche Locali Claudio Martini
Welfare Coordinatore Giuseppe Fioroni
Lavoro Emilio Gabaglio

Politiche sociali e immigrazione Livia Turco
Politiche dell’Istruzione Giovanni Bachelet
Politiche ambientali Laura Puppato
ICT Paolo Gentiloni
Riforma sistema radiotelevisivo Carlo Rognoni
Riforma dello Stato Luciano Violante

CENTRO STUDI Gianni Cuperlo


Provo grande soddisfazione nell’apprendere che Laura Puppato è stata designata come responsabile Politiche Amibientali , il suo nome è un segno tangibile che finalmente il merito di aver lavorato con convinzione e sacrificio per questo partito, ma al servizio dei cittadini con la ferma convinzione che salvaguardare l’ambiente è salvaguardare il cittadino, è stato riconosciuto.
“Il tempo e galantuomo…” e in questo caso lo è stato: ricordo ancore le facce perplesse di quelli che durante la campagna per le elezioni amministrative ed europee mi guardavano scettici quando feci il suo nome, poi dopo averla ascoltata la votarono. Dobbiamo fare uno sforzo enorme per smetterla di invocare il nuovo solo a parole e cominciare noi per primi con convinzione a proporlo alla gente nelle nostre iniziative, dobbiamo essere noi “della base” a crederci per primi. Continua...

martedì 17 novembre 2009

Fiducia, Fiducia abbiate fiducia...

Il governo ha posto alla Camera la questione di fiducia sul "decreto Ronchi". «Si sarebbe arrivati subito ad un voto unanime su questo provvedimento se il governo avesse stralciato dal decreto l'articolo sui servizi pubblici locali che non ha il coraggio di discutere nè di spiegare alla gente», è stato il commento di Marina Sereni del Pd. «Questa fiducia - spiega Sereni - non è certo motivata dall'ostruzionismo dell'opposizione da dalla mancanza di fiducia del governo rispetto ai propri deputati».
Ecco, come sulla liberalizzazione che riguarda l'acqua si impedisce una discussione parlamentare. Tutto come previsto, tutto come di consueto, il solito metodo sbrigativo e per nulla democratico, non è che per caso la maggioranza sull'art. 15 ha qualche problemino interno??

E qui la fine del post.

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sabato 14 novembre 2009

ACQUA ORO BLU


da www.acquabenecomune.org
Giovedì 12 Novembre ore 10.30 - Presidio al Parlamento (Piazza Montecitorio) e in tutti i territori
Campagna nazionale "SALVA L’ACQUA"

Il Parlamento privatizza l’acqua!
Impediamolo!
E’ urgente e indispensabile una mobilitazione straordinaria!
In concomitanza con la discussione dell’Art. 15 del decreto legge 135/09 presso la Camera dei Deputati
Il Senato, il 04 Novembre, ha approvato l’Art.15 del DL 135/09 che sottrae ai cittadini l’acqua potabile di rubinetto, il bene più prezioso, per consegnarlo, a partire dal 2011, agli interessi delle grandi multinazionali e farne un nuovo business per i privati e per le Banche.

Il decreto 135/09 approderà alla Camera dei Deputati a partire da martedì 10 Novembre (in Commissione Affari Costituzionali) e verrà discusso dall’aula lunedì 16 Novembre.

Il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua invita la cittadinanza, il “popolo dell’acqua”, le realtà sociali e territoriali, le reti ambientaliste e per la tutela dei beni comuni, le organizzazioni sindacali e il movimento degli studenti, ad una mobilitazione straordinaria.

Mobilitiamoci per impedire la conversione in legge del decreto legge 135/09!
Partecipiamo tutte e tutti al presidio!

Campagna nazionale "SALVA L’ACQUA"
Il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua lancia una campagna contro i recenti provvedimenti governativi volti alla privatizzazione dell’acqua

Ospito con piacere questo appello sul blog ne condivido pienamente l'allarmismo. E' infatti allarmante la sostanziale e definitiva privatizzazione dell'acqua contenuta dall' art. 15 del DDL 135/09.
Riporto integralmente il testo dell'articolo 15 ritengo che leggerlo sia utile.
Art. 15. Adeguamento alla disciplina comunitaria in materia di servizi pubblici locali di rilevanza economica


1. All'articolo 23-bis del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) al comma 1, terzo periodo, dopo le parole: «in materia di distribuzione del gas naturale», sono inserite le seguenti: «, le disposizioni del decreto legislativo 16 marzo 1999, n. 79, e della legge 23 agosto 2004, n. 239, in materia di distribuzione di energia elettrica, nonche' quelle del decreto legislativo 19 novembre 1997, n. 422, relativamente alla disciplina del trasporto ferroviario regionale.».

b) i commi 2, 3 e 4 sono sostituiti dai seguenti:

«2. Il conferimento della gestione dei servizi pubblici locali avviene, in via ordinaria:
a) a favore di imprenditori o di società in qualunque forma costituite individuati mediante procedure competitive ad evidenza pubblica, nel rispetto dei principi del Trattato che istituisce la Comunità europea e dei principi generali relativi ai contratti pubblici e, in particolare, dei principi di economicità, efficacia, imparzialità, trasparenza, adeguata pubblicità, non discriminazione, parità di trattamento, mutuo riconoscimento e proporzionalità;

b) a società a partecipazione mista pubblica e privata, a condizione che la selezione del socio avvenga mediante procedure competitive ad evidenza pubblica, nel rispetto dei principi di cui alla lettera a), le quali abbiano ad oggetto, al tempo stesso, la qualità di socio e l'attribuzione dei compiti operativi connessi alla gestione del servizio e che al socio sia attribuita una partecipazione non inferiore al 40 per cento.

3. In deroga alle modalità di affidamento ordinario di cui al comma 2, per situazioni eccezionali che, a causa di peculiari caratteristiche economiche, sociali, ambientali e geomorfologiche del contesto territoriale di riferimento, non permettono un efficace e utile ricorso al mercato, l'affidamento può avvenire a favore di società a capitale interamente pubblico, partecipata dall'ente locale, che abbia i requisiti richiesti dall'ordinamento comunitario per la gestione cosiddetta "in house" e, comunque, nel rispetto dei principi della disciplina comunitaria in materia di controllo analogo sulla società e di prevalenza dell'attività svolta dalla stessa con l'ente o gli enti pubblici che la controllano.

4. Nei casi di cui al comma 3, l'ente affidante deve dare adeguata pubblicità alla scelta, motivandola in base ad un'analisi del mercato e contestualmente trasmettere una relazione contenente gli esiti della predetta verifica all'Autorità garante della concorrenza e del mercato per l'espressione di un parere preventivo, da rendere entro sessanta giorni dalla ricezione della predetta relazione. Decorso il termine, il parere, se non reso, si intende espresso in senso favorevole.»;

c) dopo il comma 4, e' inserito il seguente: «4-bis. L'Autorità garante della concorrenza e del mercato, in forza dell'autonomia organizzativa e funzionale attribuita dalla legge 10 ottobre 1990, n. 287, e successive modificazioni, individua, con propria delibera, le soglie oltre le quali gli affidamenti di servizi pubblici locali assumono rilevanza ai fini dell'espressione del parere di cui al comma 4.»;

d) i commi 8 e 9 sono sostituiti dai seguenti:

«8. Il regime transitorio degli affidamenti non conformi a quanto stabilito ai commi 2 e 3 e' il seguente:

a) le gestioni in essere alla data del 22 agosto 2008 affidate conformemente ai principi comunitari in materia di cosiddetta "in house" cessano, improrogabilmente e senza necessità di deliberazione da parte dell'ente affidante, alla data del 31 dicembre 2011;
b) le gestioni affidate direttamente a società a partecipazione mista pubblica e privata, qualora la selezione del socio sia avvenuta mediante procedure competitive ad evidenza pubblica, nel rispetto dei principi di cui alla lettera a) del comma 2, le quali non abbiano avuto ad oggetto, al tempo stesso, la qualità di socio e l'attribuzione dei compiti operativi connessi alla gestione del servizio, cessano, improrogabilmente e senza necessità di apposita deliberazione dell'ente affidante, alla data del 31 dicembre 2011;
c) le gestioni affidate direttamente a società a partecipazione mista pubblica e privata, qualora la selezione del socio sia avvenuta mediante procedure competitive ad evidenza pubblica, nel rispetto dei principi di cui alla lettera a) del comma 2, le quali abbiano avuto ad oggetto, al tempo stesso, la qualità di socio e l'attribuzione dei compiti operativi connessi alla gestione del servizio, cessano alla scadenza prevista nel contratto di servizio;

d) gli affidamenti diretti assentiti alla data del 1° ottobre 2003 a società a partecipazione pubblica già quotate in borsa a tale data e a quelle da esse controllate ai sensi dell'articolo 2359 del codice civile, cessano alla scadenza prevista nel contratto di servizio, a condizione che la partecipazione pubblica, si riduca anche progressivamente, attraverso procedure ad evidenza pubblica ovvero forme di collocamento privato presso investitori qualificati e operatori industriali, ad una quota non superiore al 30 per cento entro il 31 dicembre 2012; ove siffatta condizione non si verifichi, gli affidamenti cessano, improrogabilmente e senza necessità di apposita deliberazione dell'ente affidante, alla data del 31 dicembre 2012;

e) le gestioni affidate che non rientrano nei casi di cui alle lettere da a) a d) cessano comunque entro e non oltre la data del 31 dicembre 2010, senza necessità di apposita deliberazione dell'ente affidante.

9. Le società, le loro controllate, controllanti e controllate da una medesima controllante, anche non appartenenti a Stati membri dell'Unione europea, che, in Italia o all'estero, gestiscono di fatto o per disposizioni di legge, di atto amministrativo o per contratto servizi pubblici locali in virtù di affidamento diretto, di una procedura non ad evidenza pubblica ovvero ai sensi del comma 2, lettera b), nonche' i soggetti cui e' affidata la gestione delle reti, degli impianti e delle altre dotazioni patrimoniali degli enti locali, qualora separata dall'attività di erogazione dei servizi, non possono acquisire la gestione di servizi ulteriori ovvero in ambiti territoriali diversi, ne' svolgere servizi o attività per altri enti pubblici o privati, ne' direttamente, ne' tramite loro controllanti o altre società che siano da essi controllate o partecipate, ne' partecipando a gare. Il divieto di cui al primo periodo opera per tutta la durata della gestione e non si applica alle società quotate in mercati regolamentati. I soggetti affidatari diretti di servizi pubblici locali possono comunque concorrere alla prima gara svolta per l'affidamento, mediante procedura competitiva ad evidenza pubblica, dello specifico servizio già a loro affidato.»;

e) al comma 10, primo periodo, le parole: «centottanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto» sono sostituite dalle seguenti: «il 31 dicembre 2009»;

f) al comma 10, alla lettera a) la parola: «diretti» e' sostituita dalle seguenti: «cosiddetti in house» e dopo le parole: «patto di stabilità interno» sono inserite le seguenti: «, tenendo conto delle scadenze fissate al comma 8,»;

g) al comma 10, la lettera e) e' soppressa.

2. All'articolo 9-bis, comma 6, del decreto-legge 28 aprile 2009, n. 39, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 giugno 2009, n. 77, il quarto periodo e' soppresso.
Basta leggerlo per rendersi conto di ciò che succederà, ma i pù la chiamano liberalizzazione necessaria per seguire le indicazioni dettate dal Parlamento Europeo.

Le conseguenze più probabili per i cittadini saranno:l'aumento cospicuo delle tariffe, una drastica diminuzione degli interventi in materia di riqualificazione e manutenzione degli acquedotti ed in una logica di mercato per la quale il consumo è indice di redditualità, che interesse avrebbe un'azienda privata a promuovere il risparmio e l'uso consapevode della risorsa?. E qui la fine del post.

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martedì 10 novembre 2009

Meandri del fiume Ronco-Bidente. Forlimpopoli – 6/11/2009

Meandri del fiume Ronco-Bidente
Presentazione dello Studio per la tutela e valorizzazione ambientale dell’area

Sala Consiliare di Forlimpopoli – 6/11/2009


La presentazione - ben organizzata da Paola Centofanti e sviluppata dal dottor Tedaldi - è risultata utile: erano presenti tutti gli amministratori coinvolti ( l’assessore provinciale Garbuglia, i sindaci di Forlimpopoli, Bertinoro e Meldola, e l’assessore all’ambiente di Forlì in rappresentanza del Sindaco ).
Il tema, certamente di attualità, merita di essere maggiormente conosciuto di più ( io stesso fino ad un anno fa non conoscevo le caratteristiche dell’area dei meandri del Ronco e non sapevo che essa fosse un SIC ).

Riporto qui alcuni commenti alla presentazione che potrebbero essere oggetto di discussione in ambito Ecodem.

Il dottor Tedaldi, ha denominato “ Studio “ la sua presentazione, e tale è in quanto si limita ad illustrare le peculiarità ambientali dell’area.
A questo Studio dovrebbe essere associato un “ Progetto “ di valorizzazione ambientale, che però non è ancora disponibile e non sembra nemmeno configurato ( per “ Progetto “ intendo un insieme di proposte, compatibili con i vincoli esistenti - fra i quali certamente quelli imposti dall’Autorità di Bacino - e con le necessità eventuali di espropri; il progetto deve inoltre essere coerente con il PTCP ( Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale ); ciascuna proposta deve essere accompagnata dalle ipotesi di fattibilità ( chi fa che cosa, come e quali sono i costi ).
Non a caso il primo intervento del pubblico dopo le relazioni ha colto proprio questo aspetto della situazione.

L’assessore Garbuglia, che ha preso la parola immediatamente dopo Tedaldi, ha opportunamente dichiarato che la Provincia è disponibile ad esercitare un’azione di coordinamento delle quattro Autorità Locali fra le quali l’area in questione è ripartita; ciò avrebbe lo scopo di pervenire ad un progetto di valorizzazione che sia condiviso.
A loro volta i Sindaci presenti e l’assessore all’ambiente di Forlì si sono detti disponibili a collaborare con la Provincia. Il Sindaco di Forlimpopoli mi è sembrato il più esplicito; il Sindaco di Meldola ha dato anche un concreto suggerimento ( pista pedonale sugli argini del Ronco dal ponte sulla via Emilia a Meldola ); il Sindaco di Bertinoro ha espresso invece preoccupazioni per le eventuali spese che il progetto comporterà.

A me sembra che il ruolo della Provincia dovrebbe essere più incisivo, senza che ciò sia lesivo delle prerogative delle Autorità Locali.

Infatti si tratta di produrre una specie di “ Piano Regolatore “ dell’intera area; occorre un “ lavoro “ di natura tecnica metta insieme i quattro Piani Regolatori, così come essi esistono adesso e, attraverso lo studio delle esigenze ( salvaguardia degli ecosistemi, realizzazione di possibilità di fruizione per il pubblico, compatibilità degli insediamenti nell’area: residenziali, turistiche, industriali e relativa viabilità … ) li modifichi con il consenso mediato delle Autorità Locali realizzando quindi il “ Progetto “ di valorizzazione. La Provincia inoltre dovrebbe rendere disponibili risorse per la realizzazione di tale Progetto.

Al tavolo dei relatori tuttavia non era presente un interlocutore importante: mancava il Servizio Tecnico di Bacino ( STB ), che ha il compito - fra gli altri - di evitare che le piene del fiume possano allagare le zone pianeggianti a valle dell’area. A questo proposito è opportuno tenere presente che l’STB, con cui è agevole confrontarsi, ha già pronto un “ Progetto Generale “ che risolve tale problema ( realizzato nei termini prima specificati: soluzioni, chi fa che cosa, come, quali vincoli, quali costi ).
Allego il frontespizio della relazione che illustra tale progetto e una pagina interessante, che mostra come i costi di realizzazione siano molto contenuti ( ben diversamente dagli interventi più invasivi e costosi che sono stati previsti in Provincia per le piene del Savio ). Aggiungo che, leggendo la citata relazione, mi pare di trovarvi molti riferimenti a soluzioni che tendono alla valorizzazione ambientale della zona, al di là della mera ricerca della protezione dalle piene.

Un’osservazione ulteriore va fatta in relazione alle attività estrattive ( la cava ) e ai due impianti di lavorazione degli inerti che sono nell’area. Vi sono infatti due impianti di lavorazione inerti, uno nel Comune di Forlimpopoli che dovrebbe cessare le attività, ed uno nel Comune di Forlì che invece dovrebbe continuarle. Non dovrebbe esserci più la cava, spostata - come tutti sappiamo - a Vecchiazzano.
Ad una specifica domanda del pubblico relativa allo spostamento dell’impianto di lavorazione inerti presente nel Comune di Forlimpopoli, il Sindaco mi pare abbia detto che la questione è allo studio; mi chiedo se questo significhi che lo smantellamento dell’impianto possa essere differito a breve termine, allo scopo di salvaguardare ancora per qualche tempo un’attività industriale: se così fosse potrebbe essere opportuno negoziare con il gestore dell’impianto compensazioni volte alla realizzazione a sue spese di opere di salvaguardia ambientale (da definire in quel “ Progetto “ che andrebbe sviluppato nei modi che ho sopra indicato).
Infine per quanto riguarda l’osservazione del Sindaco di Bertinoro, relativa alle difficoltà economiche che la realizzazione di un “ Progetto “ di salvaguardia ambientale comporterebbe, credo che il timore per tali difficoltà non dovrebbe ritardare lo sviluppo del Progetto stesso: la sua realizzazione potrà avvenire nei tempi opportuni, ma intanto si saprà subito quali direzioni si dovranno prendere e - soprattutto - si stabiliranno i vincoli di salvaguardia.
In ogni caso è presumibile che finanziamenti europei e regionali non mancherebbero a favore di un “ Progetto “ significativo, per cogliere i quali però è necessario disporre di un preliminare ben circostanziato.
Vincenzo Annino Continua...

giovedì 5 novembre 2009

BERSANI NUOVO SEGRETARIO DEL PD


Il Congresso del Partito Democratico ci consegna un nuovo Segretario Nazionale: Pier Luigi Bersani,ho svolazzato piuttosto lontano dal blog in questo periodo proprio per evitare di commentare ciò che accadeva alla luce del fatto che l'Associazione è costituita da persone iscritte e non che condividono i principi che la ispirano ma che in tutta libertà hanno sostenuto e votato il candidato che preferivano in base alla proposta complessiva .
Torno a volare da oggi nei dintorni del Pd perchè non mancherò di confrontare con quale coerenza,rispetto a ciò che è stato promesso durante la campagna congressuale, verranno affrontate le sfide che attendono questo Partito a tutti i livelli.
Del resto penso proprio che l'unica salvezza sarà la coerenza, fare ciò che si promette, attuare i principi declamati sarà essenziale per recuperare il consenso e la credibilità. Continua...

SERATA DI APPROFONDIMENTO SUL PARCO FLUVIALE

SALA CONSILIARE PRESSO LA ROCCA DI FORLIMPOPOLI
PIAZZA FRATTI 6 NOVEMBRE 2009 ore 21
PRESENTAZIONE DELLO STUDIO

"Tutela e valorizzazione ambientale dell’asta fluviale del fiume Ronco/Bidente nei Comuni di Bertinoro, Meldola, Forlì e Forlimpopoli


Il GAL L’Altra Romagna Scarl, in collaborazione con l’Amministrazione Provinciale e i comuni di Forlì, Forlimpopoli, Meldola e Bertinoro, ha affidato al Museo di Ecologia di Meldola lo studio per la fattibilità del Parco Fluviale del Fiume Ronco. Tale studio è stato consegnato agli enti committenti alla fine del 2007. Da allora il dibattito sul Parco Fluviale del Fiume Ronco si è però fermato.

L’Associazione I Meandri, in collaborazione con gli enti interessati, vuole riaprire questo dibattito, per confrontarsi con la cittadinanza, gli amministratori, gli ambientalisti e gli altri portatori di interessi sul futuro di quest’area ormai famosa per le sue peculiarità paesaggistico-ambientali.

La serata vuol approfondire il significato di Parco Fluviale, gli strumenti di tutela ambientale con cui gli enti possono rilanciare quest’area, come renderla fruibile ai cittadini con proposte di turismo sostenibile che rispetti la conservazione degli ecosistemi che rendono i Meandri del Fiume Ronco unici nel nostro territorio.



. E qui la fine del post.

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lunedì 21 settembre 2009


Qui l'inizio o sommario. E qui la fine del post.

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venerdì 18 settembre 2009

Afghanistan: diamo da mangiare ai contadini.


Afghanistan: diamo da mangiare ai contadini

Qualcuno teorizzava la “buona morte”, ma i corpi senza vita di sei ragazzi spinti alla carriera militare forse dall’ambizione, ma più probabilmente dalla speranza di migliorare le proprie condizioni sociali e quelle delle loro famiglie nulla hanno di buono quando, in modo del tutto fuorviante, si ripete siano andati in missione di pace. La pace ha un altro odore, un altro sapore, un altro colore: per percorre strade di pace i nostri soldati non possono continuare ad essere percepiti come invasori, non possono essere considerati come coloro che avallano i brogli elettorali, come incapaci di rispondere ai bisogni primari del popolo afgano,non possono continuare ad essere percepiticome nemici.
I sentimenti e il cordoglio oggi offuscano i nostri pensieri ed il rischio e quello di non essere razionali nell’esprimere un giudizio sul ruolo che l’esercito lì dovrebbe avere.La storia insegna a tutti noi che l’unico modo per cominciare ad entrare nel cuore di popoli come quello afgano, trent’anni di guerre, è quello di dargli da mangiare,rimettere in moto l’economia agricola e il commercio in quelle zone potrebbe quasi sembrare un miracolo agli occhi di chi e nato e vissuto in guerra.
Se è vero che l’economia di quello stato si regge sulla coltivazione dell’oppio forse aiutare i contadini potrebbe essere una mossa tanto semplice quanto rivoluzionaria. La missione militare può dopo otto anni dirsi fallita, vedere i corpi senza vita dei nostri soldati ridesta in noi un sentimento di rifiuto nei confronti di quel conflitto,ma non possiamo limitarci a urlare “ritirata!” . Quanti uomini e quante donne e bambini muoiono lì ogni giorno e noi non ce ne accorgiamo quasi, poi tocca anche a noi e il dolore, il senso di impotenza, la rabbia ci avvolgono e le preghiere non bastano a dar conforto alle madri e alle famiglie di quei soldati-sudditi che torneranno a casa avvolti nella bandiera della madre patria.
. E qui la fine del post.

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mercoledì 16 settembre 2009

NAVE DEI VELENI

Cari Amici,

oggi alle 15 il Governo risponde in Parlamento al question time sull'interrogazione che ho presentato sulle navi dei veleni. Per chi è interessato la diretta televisiva è dalle ore 15 su Rai Tre.


Cordialmente,

Ermete Realacci Continua...

venerdì 11 settembre 2009

Cave: attività estrattive sostenibili

Trovo estremamente interessante la notizia apparsa a giugno sulla questione Cave in Emilia Romagna, anche alla luce di ciò che accade sul nostro territorio.Dalla regione Emilia Romagna arriva un chiaro messaggio di inversione di tendenza rispetto al passato per ciò che concerne l'argomento si parla infatti di gestione sostenibile e di riqualificazione del territorio sottoposto a scavi.
Rocce, ghiaia, sabbie. L’attività estrattiva, una necessità per il territorio da gestire in modo sostenibile, è stata al centro della tre giorni del convegno europeo, che si è concluso ieri a Bologna. I lavori hanno segnato l’inizio del progetto europeo triennale “Sarma” (Sustainable aggregates resource management) che, con un budget di 2 milioni di euro, coinvolge 15 partner europei dell´area sud orientale (tra cui anche Regione Emilia-Romagna e Provincia di Parma, insieme a Slovenia, Grecia, Ungheria) e otto membri osservatori. I servizi geologici, le università e centri di ricerca, gli enti e istituzioni pubbliche che si occupano di sviluppo e gestione delle attività di cava hanno lavorato e lavoreranno insieme per tre anni per arrivare, alla fine del progetto, alla redazione di alcune linee guida per chi legifera o si occupa della pianificazione in materia di attività estrattive.
L´obiettivo è arrivare a una gestione integrata dell´attività estrattiva degli inerti (le sabbie e rocce prelevate dalle cave), resa necessaria dai costi, ma soprattutto dall´impatto ambientale di questa attività, condividendo le esperienze e le buone pratiche.
Marioluigi Bruschini, assessore alla Sicurezza territoriale, Difesa del suolo e della costa, ha ribadito “il forte impegno delle Regione per la riqualificazione delle cave, in accordo con chi estrae il materiale. Queste ‘ferite’ al paesaggio non solo vanno cicatrizzate: le cave devono essere recuperate e trasformate in opportunità. Non ci può essere attività ‘predatoria’ e basta”. Bruschini ha poi ricordato come all’interno della nuova legge sulla difesa del suolo e il riordino delle attività dei consorzi di bonifica a cui la giunta sta lavorando, in modo da presentarla all’assemblea legislativa entro la fine dell’anno, “si è deciso di inserire una parte relativa proprio all’attività di cava, sia per valorizzare il settore estrattivo, fondamentale per lo sviluppo, ma anche per garantire il recupero delle cave stesse”.
La legislazione e i numeri delle cave in Emilia-Romagna
L´attività estrattiva è disciplinata dalla legge regionale 18 luglio 1991 n. 17 che, attuando il principio del decentramento amministrativo, individua nelle Province il nodo centrale della pianificazione delle attività estrattive, mentre affida ai Comuni la gestione diretta e il controllo. Al centro della normativa è l´attenzione alle possibilità di recupero, fin dalla progettazione, della cava, privilegiando quello naturalistico, oltre agli usi pubblici e sociali.
Il progetto di legge a cui la giunta sta lavorando, oltre a recepire gli aggiornamenti alle nuove normative in campo ambientale, dovrà ridurre i tempi tra pianificazione e realizzazione degli interventi, adeguare la durata delle autorizzazioni tenendo conto anche delle grandi realtà industriali che devono fare investimenti e aggiornare gli oneri di cava e coordinare ancora di più il decentramento delle competenze.
Nel 2007 sono risultate attive 298 cave. Le attività estrattive assumono importanza in Emilia-Romagna per la grande richiesta nell´ambito della attività edilizia, della realizzazione delle infrastrutture e dell´industria ceramica del comprensorio Sassuolo-Scandiano.
La provincia con la più alta densità di cave è Parma, la più bassa Rimini. Forlì-Cesena ha una concentrazione di piccole cave di livello artigianale per l´estrazione e la lavorazione di pietra da taglio.
Data la conformazione geomorfologica della regione e la distribuzione dei materiali estraibili, le province raggiungono teoricamente l´autosufficienza estrattiva, tranne quella di Ferrara e Rimini. Le risorse maggiormente sfruttate sono le ghiaie e le sabbie alluvionali (definiti inerti pregiati) che rappresentano quasi i 2/3 di tutto il materiale estratto dalle cave della regione. Seguono le argille per laterizi e per ceramiche. Continua...

sabato 5 settembre 2009

La Coop dice addio ai sacchetti di plastica


Sempre sostenibili le iniziative della Coop, ci era piaciuta qulla delle Bat-box e ci piace molto e sosteniamo anche questa: sacchetti di plastica, addio. Entro il 7 settembre, in anticipo sulla norma che le mette al bando dal gennaio 2011, Coop Adriatica eliminera' da tutti i propri negozi le buste di plastica usa e getta, sostituite da alternative a basso impatto ambientale. Da lunedi' quindi anche negli 83 punti vendita Coop delle province di Bologna, Ravenna, Rimini, Forli', Cesena e a Cento (Ferrara) si potra' scegliere solo tra le sacche resistenti e riutilizzabili in stoffa o polipropilene, o i sacchetti biodegradabili al 100% a base di amido di mais. L'introduzione delle sportine 'verdi' ha preso il via in marzo e ha dato fin da subito risultati di diffusione molto positivi: nei primi cinque mesi, nei circa cento negozi inizialmente coinvolti in tutta la rete (in Emilia-Romagna, Veneto, Marche e Abruzzo), ne sono state vendute circa 150.000.

Nel 2008 nei soli negozi Coop dell'Emilia-Romagna, erano stati utilizzati 24,9 milioni di sacchetti tradizionali, equivalenti a 174 tonnellate di plastica, prodotti con 256 tonnellate di petrolio. Nella rete di vendita della Cooperativa si risparmieranno 306 tonnellate di plastica.

Le borsine riutilizzabili, in grado di sopportare carichi fino a 20 chili, sono disponibili in due materiali diversi: in polipropilene, decorate con disegni colorati e fantasiosi (in vendita a 0,85 euro) o in cotone da agricoltura biologica (a 1,05 euro). Si tratta dell'alternativa piu' conveniente e ecologica, dal momento che questi contenitori hanno lunga durata. Le biodegradabili al 100%, composte da derivati dell' amido di mais, sono adatte invece a portare carichi leggeri e, una volta utilizzate, si dissolvono in breve tempo senza rilasciare agenti inquinanti; per questo sono idonee anche a contenere i rifiuti organici della raccolta differenziata. Il prezzo di vendita delle usa e getta in amido di mais (0,15 euro) e' pari al costo di produzione, piu' alto di quello delle usa e getta tradizionali. Recentemente mi è capitato di notare che anche la catena Decatlon utilizza sacchetti in MATER-BI. Quindi a noi eroi di tutti i giorni il consiglio è quello di premiare con i nostri acquisti quelli che hanno un occhio di riguardo per i problemi ambientali. Continua...

domenica 30 agosto 2009

IL MEETING DI RIMINI SDOGANA IL NUCLEARE

Sono a Rimini al Meeting: Scajola, i vertici di Enel, Edison, A2A, Ansaldo. L’argomento è attualissimo: il ddl sviluppo, che contiene le basi per l’avvio della nuova politica energetica, è entrato in vigore a Ferragosto. Il ministero di Scajola sta già lavorando al decreto per fissare i criteri di scelta dei siti per i reattori. «Partiremo con l’esclusione di alcune aree come quelle vicine alle zone sismiche». Successivamente saranno stabilite delle caratteristiche di «idoneità» per gli impianti. La «vicinanza a un corso d’acqua, al mare, sarà uno».
Enel lancia l’agenda: è pronta a gestire la metà delle future centrali, ovvero quattro reattori di terza generazione. Prima pietra impianti nel 2013, primo reattore ultimato «entro il 2018». L’Italia firmerà, ha anticipato Scajola, un accordo con gli Stati Uniti sul nucleare. L’obiettivo è arrivare a produrre con il sistema atomico oltre 13mila megawatt, un quarto del fabbisogno. La «libertà» non è uno specchietto per le allodole: «Importiamo l’86% dell’energia dall’estero - ha illustrato il ministro dal palco di Cl - e l’energia ci costa 30-33% in più della media europea». La torta dell’autonomia energetica italiana «deve essere composta al 50% da fonti fossili, e per l’altro 50% da fonti rinnovabili e nucleare: 25% ciascuno». Le rinnovabili non muoiono, al contrario: «Nell’ultimo anno il fotovoltaico è cresciuto del 429%. In Sicilia si costruirà insieme ai giapponesi la più grande azienda di pannelli solari in Europa». Il nucleare è comunque «il futuro», è la fonte energetica che ha causato «meno vittime», ha detto ancora Scajola, lanciando un concetto che sarà ripetuto come un mantra nei mesi a venire Sembra più vicino il nucleare con l’accordo di Enel-Edf per creare un consorzio di gestione dell’energia nucleare del quale le due compagnie avranno la maggioranza e assumerano il ruolo di guida nella costruzione e funzionamento degli impianti.L’amministratore delegato di Enel, Fulvio Conti, al Meeting di Rimini, sottolinea anche che Enel è disponibile ai contributi e alle partecipazioni che possono arrivare dai concorrenti e clienti che vogliono investire nell’energia nucleare, per avere una quota delle centrali che saranno aperte in Italia. Un aperto sostegno viene anche dal capo di Edison, Umberto Quadrino, pronto dunque a cedere direttamente all’azionista francese Edf il delicato ruolo di “copilota” nell’operazione di dirigere la nuova joint venture.La prima centrale dovrebbe essere avviata entro il 2013 per vederla funzionante nel 2020. I Meeting di Rimini si è dunque prestato a sdoganare la cultura nucleare, ma la situazione è molto più complicata di come è stata presentata e restano molti gli adempimenti in attesa, infatti i due colossi nel frattempo puntano sulle energie rinnovabili…non si sa mai. Restiamo in trepidante attesa di sapere che fine è stata prevista per le scorie che verranno prodotte, ma siamo consapevoli che questo è per il governo un problema secondario, e ancor più marginale per gli investitori. Continua...

lunedì 17 agosto 2009

Primo Festival delle Energie Rinnovabili a Bologna

(Riceviamo e pubblichiamo.)
Arriva Sole e Vento Festival a Bologna. Dall’11 al 13 settembre in Vicolo Bolognetti 2, Primo Festival delle Energie Rinnovabili a Bologna
Seminari, convegni, workshop, proiezioni. Saranno presenti aziende del settore, associazioni, ESCO, Cooperative, esposizioni sulla Casa Eco-Logica. Degustazioni di vini e Stand Gastronomici Biologici e a Filiera Corta. Ristorazione biologica. Musica e spettacoli a tema ecosociale!
Partecipa sabato e domenica al Laboratorio dimostrativo per l’autocostruzione di un impianto mini-eolico a cura della Rete di Autocostruzione Solare
Un evento organizzato da REB ( Rete Ecologista Bolognese) :Rete Lilliput, ECO, Ecologistispa, Centro Natura, ANAB (Assoc. Naz. Architettura Bioecologica), Legambiente, Amici della Terra, Gruppo di Acquisto Solidale di Bologna, E’/Co-housing…

PERCHE’ UN FESTIVAL….
La questione energetica rappresenta uno dei temi su cui si gioca il nostro futuro.

http://www.ecologistispa.it Guarda gli aggiornamenti del Programma su: http://www.ecologistispa.it/ - http://recobo.ning.com Continua...

giovedì 30 luglio 2009

Educazione ambientale nelle scuole da settembre

Riporto di seguito l'artico apparso sul Sole 24 ore:una delle poche belle notizie di questa calda estate, ma una domanda sorge spontanea cosa insegneranno ai nostri piccoli a proposito di "scorie nucleari"...?Il ministro sottolinea anche l'importanza dei parchi che sono un luogo ideale per un rapporto diretto tra bambini e natura... volo verso il fiume Ronco a fare qualche foto-ricordo.
"Educazione ambientale, rifiuti, lotta alle ecomafie. Sui banchi delle scuole italiane, grazie a un finanziamento di un milione di euro, dal prossimo settembre i giovani studenti potranno misurarsi con i temi ecologici.
L'intesa firmata oggi a Palazzo Chigi dai ministri dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo, e dell'Istruzione, Mariastella Gelmini, punta proprio a promuovere l'educazione ambientale e il consumo sostenibile.
Il progetto si inserisce all'interno della nuova materia di 'Cittadinanza e Costituzione' che interesserà dal prossimo anno tutti gli studenti.
Settembre sarà il mese in cui saranno rese note le linee gioda dell'iniziativa.
Presentati anche due concorsi: il primo, 'Le cose cambiano se...', dedicato alle scuole dell'infanzia e alle primarie e che raccoglierà in una pubblicazione le migliori proposte dei bambini per la tutela dell'ambiente e del paesaggio attraverso, manifesti, fotografie e disegni. Il secondo, 'Scuola, ambiente e legalità', prevede che gli studenti realizzino una campagna di comunicazione sul ciclo dei rifiuti, consumo sostenibile e lotta alle ecomafie.

«Oggi - ha spiegato il ministro Prestigiacomo -è una giornata importante perchè puntiamo l'attenzione sull'educazione ambientale nelle scuole». Da settembre, annuncia «partiranno le linee-guida che introducono l'educazione ambientale e il rapporto tra ambiente e legalità nelle scuole. Intendiamo coinvolgere anche la rete dei parchi, perchè sono un luogo ideale per sviluppare iniziative che creino un rapporto diretto tra la natura e i bambini.
Il ministro Maria Stella Gelmini ha ricordato «che all'inizio dell'anno abbiamo introdotto, nella riforma della scuola, la materia sull'educazione alla cittadinanza». E in particolare, ha sottolineato «abbiamo messo in cantiere una serie di concorsi : il primo si intitola 'Le cose cambiano se', e riguarda i bambini dell'infanzia e delle primarie. Il secondo, per le scuole secondarie, si intitola 'scuola, ambiente e legalità' ed è finalizzato a ideare una campagna di comunicazione, con un premio per il progetto migliore. Infine, un bando di concorso rivolto a tutte le scuole per realizzare nell'ambito del 2009 tutte le materie dedicate a questi temi». Continua...

domenica 26 luglio 2009

Nei dintorni del Congresso del PD: Pier Luigi Bersani


Pubblichiamo di sequito la parte del programma del candidato Pier Luigi Bersani che riguarda l'ambiente. Per la visione integrade delle mozioni potete collegarvi al sito del Partito Democratico.
Qui ci siamo limitati a pubblicare le idee programmatiche dei candidati rispetto ai temi ambientali.Speriamo vivamente che questo possa favorire un sereno e costruttivo dibattito congressuale.
"CI SONO NATURA STORIA E CONOSCENZA NELLA CRESCITA ITALIANA.
Curare l'ambiente in cui viviamo richiede un cambiamento di comportamenti, di priorità e di convenienze. Tutto ciò è anche occasione per nuovi investimenti e crescita economica. Una vera green economy è anche una green society, cioè in definitiva società della conoscenza: nuove produzioni e nuovi consumi, saperi e diffusione di tecnologie, formazione e buone pratiche. Per questo bisogna curare i preziosi giacimenti di ricerca scientifica e di produzioni culturali che
contengono la principale ricchezza del Paese. E’ una sfida impegnativa, resa ancora più urgente dalla crisi climatica e che vede in prima fila nel mondo le forze democratiche.
Non partiamo da zero. Grazie ai governi di centrosinistra milioni di italiani hanno scoperto i vantaggi
dei pannelli solari, del recupero edilizio e del risparmio energetico, mentre migliaia di piccole
imprese si sono giovate con il programma Industria 2015 di filiere produttive per le energie
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rinnovabili, per la mobilità sostenibile, per i beni culturali e il “Made in Italy”. Ora è maturo un salto
di qualità: l'Italia può diventare un Paese all'avanguardia nell'utilizzo delle fonti rinnovabili e per il
risparmio energetico e su queste basi si può assegnare al Mezzogiorno una missione di crescita
tecnologica e di sviluppo economico. Tutto ciò implica il ritorno di efficienti politiche pubbliche per
l'innovazione e lo sviluppo sostenibile. Sono indispensabili per sostenere la domanda interna di
consumi collettivi e beni comuni, aumentare la richiesta di nuove tecnologie che non viene sufficientemente dal tessuto produttivo, migliorare la qualità dell'organizzazione sociale, ridurre la dipendenza energetica e in alcuni casi anche per riqualificare la spesa pubblica.
Campo di applicazione ideale di tali politiche sono le città, i borghi e i territori italiani. La bellezza italiana si sposa con le produzioni immateriali dell’economia della conoscenza. E’ indispensabile una
politica nazionale del territorio in grado di cogliere l'occasione: la cura del ferro nelle città,l’innovazione dell’industria edilizia verso bassi consumi, l'abbattimento delle emissioni di carbonio, politiche per la casa in affitto, le reti per le città digitali, la prevenzione dei rischi nell’assetto idrogeologico, politiche per l'agricoltura di qualità e la sicurezza degli alimenti, promozione del consumo responsabile. Sapendo che ci sono natura, storia e conoscenza nella crescita civile ed economica dell' Italia." Continua...

Nei dintorni del Congresso del PD: Ignazio Marino


Riportiamo di seguito uno stralcio del programma del candidato Ignazio Marino, naturalmente la parte che riguarda l'ambientalismo.
LA NUOVA ENERGIA DELL'AMBIENTE
"Convertire l’Italia allo sviluppo ecologico, dell’economia e della vita sociale, in particolare di quella cittadina.

Contrastare il nucleare, pur continuando la ricerca, sostenendo un piano energetico nazionale che punti su efficienza energetica (anche attraverso incentivi e disincentivi fiscali per quanto riguarda i processi produttivi), un mix di energie rinnovabili e mobilità sostenibile.

Rafforzare gli incentivi per la riduzione di emissioni inquinanti (all’insegna del “cap and trade”), adottare la carbon tax, ridurre l’Iva sui prodotti ecologici, tassare le auto maggiormente inquinanti.

Promuovere un consorzio energetico solare tra i paesi del Mediterraneo, così da creare un nuovo rilevantissimo giacimento energetico rinnovabile.

Investire sulle nuove tecnologie: eolico d’alta quota, solare a concentrazione, produzione di energia dagli scarti dell’agricoltura (biomasse), energia geotermica di terza generazione.

Darci un ordine di priorità nel trattare i nostri rifiuti: prima riusare, poi riciclare, quindi trattare con tecniche innovative al fine di ridurre al massimo la parte residua da incenerire, costruendo un avvicinamento graduale all’obiettivo “rifiuti zero”.

Istituire una legge sul regime dei suoli che imponga ai Comuni una contabilità degli usi dei suoli e che sganci la fiscalità locale dal consumo del territorio, trasferendo gli interventi edilizi verso le ristrutturazioni e degli adeguamenti energetico-ambientali degli edifici già esistenti.

Promuovere un sistema degli appalti verdi in tutte le forniture della Pubblica Amministrazione e un piano scuola nazionale, per mettere in sicurezza le nostre scuole, per promuovere tra i giovanissimi la cultura della sostenibilità e dare impulso all’edilizia di qualità.

Orientare in modo diverso la nostra mobilità, dalla gomma al ferro, e promuovere l’intermodalità.

Spostare verso le città il livello delle strategie di contrasto dei cambiamenti climatici, di riduzione dell’inquinamento e di razionalizzazione dei processi di produzione e consumo di energia: verso le città e verso i comportamenti di individui e famiglie che con le loro azioni contribuiscono in maniera sempre più significante ai bilanci energetici e ambientali." Continua...

giovedì 23 luglio 2009

Parco del fiume Ronco:la storia infinita

Circa 10 anni fa gli allora Sindaci di Forlimpopoli (attualmente assessore alla Pianificazione Territoriale della Provincia di Forlì-Cesena), di Bertinoro, di Forlì ed il Presidente dell’Amm.ne Provinciale di Forlì-Cesena sottoscrissero in pompa magna un accordo che era volto a promuovere la costituzione di un parco naturale lungo il fiume Ronco nel tratto tra la città di Meldola e la via Emilia.
Da allora sono stati fatti convegni, presi impegni, realizzati studi ecc.,ma dell’area protetta neppure l’ombra.
L’area in questione ha un suo valore naturalistico non solo perché è un Sito di Interesse Comunitario (cioè contiene alcuni habitat riconosciuti dall’UE come da salvaguardare) ma perché costituisce un insieme territoriale seminaturale ancora abbastanza integro collocato in un’area ,quella della pianura Forlivese, che presenta pochi se non nulli elementi di naturalità residua.
Già allora nel territorio interessato dall’idea di Parco erano presenti attività estrattive e un capo di golf .
Nessuno aveva chiesto alle Amministratori interessati di assumere tale iniziativa se non le organizzazioni ambientalistiche locali .
In questo lasso di tempo sono successi alcuni fatti che avrebbero dovuto aiutare la realizzazione del parco. Proviamo a citarli brevemente:

• Nel 2005 la Regione Emilia-Romagna ha approvato la legge sulle aree protette che , tra l’altro, prevede anche nuove tipologie di istituti di tutela ambientale , come i Paesaggi protetti o le aree di riequilibrio ecologico, meno vincolistiche dei parchi e forse piu adatta per un territorio come quello dei cosi detti meandri del Ronco;
• Nel 2005 a Forlimpopoli è diventato assessore all’ambiente un esponente locale dei Verdi ;
• Nel 2005 è diventato assessore all’ambiente della Provincia un esponente dei Verdi, originario di Forlimpopoli ,che insieme all’assessore comunale della città Artesiana era stato uno dei promotori dell’associazione “I meandri del Ronco” la quale si era fatta interprete per prima dell’idea del parco;
• Nel 2007 la Provincia di Forlì-Cesena è stata chiamata , come tutte le altre Province della regione, ad avanzare le proposte per l’istituzione nel proprio territorio di nuove aree protette (Parchi, Riserve,Paesaggi Protetti, Aree di Riequilibrio Ecologico);
• Con il Piano di Azione Ambientale 2006-2008 la regione ha finanziato diverse azioni per tutelare la biodiversità assegnando una discreta mole di risorse alle Province.

A fronte di queste opportunità favorevoli va purtroppo detto che:

• La Provincia di Forlì non ha segnalato alla regione alcun area protetta da istituire nell’asta del fiume Ronco (mentre ha proposto ,su spinta del Comune di Cesena, la creazione di una vasta Area di riequilibrio Ecologico lungo il fiume Savio)
• I finanziamenti disposti dalla regione per la tutela della biodiversità , nell’ambito del Piano di Azione Ambientale 2006-2008, sono stati si richiesti dalla Provincia , ma anziché per favorire la creazione dell’area protetta, per sostenere un progetto del Comune di Meldola ,sostanzialmente imperniato sulla salvaguardia e il ripopolamento della tartaruga palustre e sulla Riserva di Scardavilla
• a partire dal 2007 si è sparsa la notizia di un grosso progetto in corso di elaborazione per realizzare numerosi cottage, un albergo e per ampliare il campo da golf nell’area limitrofa al SIC e ricompressa nel territorio del Comune di Forlì che in base all’accordo avrebbe dovuto diventare Parco.

Più recentemente ,in occasione delle elezioni amministrative, la creazione del Parco del Ronco è stato previsto solo nel programma del Sindaco di Forlimpopoli, nulla si diceva invece in proposito nei programmi degli altri candidati Sindaci di Forlì, di Meldola e dei candidati Presidenti della Provincia.
Per arrivare a questi giorni quando sulla stampa locale è apparsa la notizia dell’apertura di una nuova cava per circa 1 milione di metri cubi in prossimità o forse, addirittura, all’interno di quello che avrebbe dovuto diventare il Parco dei meandri del Ronco.
Ora sembra si sia anche costituito un comitato di protesta per impedire l’apertura della cava .
Rispetto a queste cose ci sentiamo di esprimere alcune sintetiche considerazioni partendo dal fatto che la nostra associazione aveva proposto, ben prima della formazione dei programmi elettorali, ai candidati del centro sinistra di prevedere l’istituzione del Parco o comunque di un’area protetta, ai sensi della Legge regionale n.6/2005, per tutelare e valorizzare il corso del fiume.
Le considerazioni sono le seguenti:
1. se il Parco in questi anni non è stato realizzato è perché hanno prevalso altre logiche e cioè quelle di realizzare nell’area sia l’investimento immobiliare legato al campo di golf e di aprire la cava di inerti e quindi la conservazione ambientale è stata sacrificata al presunto sviluppo;
2. gli amministratori locali e provinciali che si sono avvicendati in questi anni nei comuni interessati e in Provincia evidentemente non possono dire di essere stati all’oscuro di questi progetti sostanzialmente antitetici con il Parco , ma nonostante cio hanno continuato a negarne l’esistenza o a considerarli compatibili con l’area protetta;
3. la mancata richiesta alla regione di istituire un’area protetta è stata una dimenticanza o una scelta precisa che sottendeva la volontà di consentire la realizzazione dell’intervento immobiliare e quello estrattivo?

In sostanza , senza farne menzione ai cittadini e senza rivedere l’accordo solennemente siglato tra gli enti territorialmente interessati 10 anni fa per dare vita al Parco, le amministrazioni locali hanno cambiato idea senza dichiaralo anzi, un po’ ipocriticamente, continuando addirittura a dire che volevano fare il Parco.
E’ questa la cosa forse più sbagliata e non corretta sotto il profilo politico e della trasparenza perchè si può anche cambiare idea ma di norma, quando si amministra la cosa pubblica, bisogna spiegarne i motivi, rivedere gli atti amministrativi che sono stati compiuti in passato e comportarsi di conseguenza ,assumendosi cioè tutte le responsabilità che ciò comporta nei confronti dei propri cittadini.
Fa sorridere che ora, alcuni di coloro che avrebbero dovuto adoperarsi per dare vita al parco in qualità di amministratori cerchino di mettersi alla testa delle protese, per quanto legittime e condivisibili esse siano. Restiamo infatti convinti che ciò che viene denunciato, cioè la possibilità che vengano aperte nuove cave, sia un fatto grave sia a livello ambientale per tutto ciò che comporterebbero si per come l’attuale giunta si era presentata agli elettori: non c’è traccia infatti di questi progetti sul programma elettorale presentato ai cittadini e ci spiace molto dover ricordare che quel programma era completamete permeato da un forte indirizzo ambientalista. Riteniamo che la coerenza tra ciò che si promette ai cittadini e ciò che si realizza sia un fattore indispensabile affinchè una classe politica possa definirsi credibile. Ci piacerebbe molto in ultima analisi capire se le eventuali concessioni in materia estrattiva avranno almeno una concreta contropartita della quale tutti i cittadini potranno beneficiare e ci auguriamo che la contropartita non sia un campo da golf: quali cittadini potrebbero beneficiarne? Continua...

lunedì 20 luglio 2009

Pace in bici 6 - 9 agosto 2009 da Ghedi (BS) ad Aviano (PN)


(riceviamo e pubblichiamo)
Pedaliamo insieme per un futuro senza atomiche nei giorni del 64° anniversario
di Hiroshima e Nagasaki

250 km in bici, suddivisi in 4 tappe, collegando
le uniche due basi in Italia con bombe nucleari:
• per sensibilizzare e incontrare la
popolazione dei paesi attraversati;
• per proporre una forma nuova, simpatica,
dinamica ed ecologica di manifestazione;
• per far prendere coscienza a quante più
persone possibile della necessità, della
concretezza e dell'importanza della lotta
per la denuclearizzazione.
Che ne dici di fare con noi
almeno un tratto di strada?

• Naturalmente, non è obbligatorio fare tutto il percorso: ciascuno può aggregarsi anche per una sola tappa o un breve tratto...
Note tecniche:
• Tenendo conto che - realisticamente - la media sarà intorno ai 15 km/h, ogni giorno si pedalerà per circa 6 ore suddivise in due semi-tappe.
• Al seguito della carovana ci saranno un furgone (per caricare le biciclette) e uno o più pulmini (per caricare i pedalatori stanchi o chi non può pedalare), perciò nessuno si senta escluso.
• Prima della partenza, fate revisionare la vostra bicicletta (verificate in particolare freni e copertoni). Ogni partecipante è tenuto ad avere con sé almeno una camera d'aria di scorta. È consigliato l'uso del caschetto da ciclista.
• Per la notte, fornirsi di sacco a pelo / sacco lenzuolo e materassino / stuoino (zaini, borse e sacche potranno essere caricate sui mezzi al seguito).
• Per garantire la sicurezza di tutti e la buona riuscita dell'iniziativa sarà necessario seguire le indicazioni logistiche degli organizzatori.
• Chi ha intenzione di partecipare ai pranzi e ai pernottamenti della Carovana è pregato di iscriversi entro il 25 luglio. In alcuni luoghi riceveremo ospitalità gratuita. In altri potrà essere necessario contribuire alle spese.

. Per informazioni, iscrizioni ed adesioni:
6-9agosto@beati.org , 348/3323254, 340/4539749, 049/8070522

Tavola della pace www.perlapace.it
.

Continua...

sabato 18 luglio 2009

Nei dintorni del congresso del PD: Dario Franceschini


Roma, 16 luglio ’09
Dario Franceschini ha presentato oggi a Roma il programma di candidato alla segreteria del Partito Democratico, lanciando le sue cinque parole d'ordine: fiducia, regole, uguaglianza, merito e qualità. Palco centrale tondo le persone disposte intorno, in platea: Piero Fassino, Cesare Damiano, Marina Sereni, i veltroniani Walter Verini, Walter Vitali, Stefano Ceccanti e Andrea Sarubbi. Molti gli ex popolari, con in testa Pierluigi Castagnetti, Roberto Pinza,Franco Marini, Giuseppe Fioroni e Gianclaudio Bressa. Tra i rutelliani Paolo Gentiloni, Linda Lanzillotta e Donato Mosella, mentre per la sinistra interna ci sono Paolo Nerozzi e Vincenzo Vita. Diversi i sindaci e gli amministratori locali, come Sergio Chiamparino Fabio Melilli, Alberta De Simone e Maria Fortuna Incostante.
Di seguito riporto la parte del suo programma che parla della qualità, gli ecologisti penso si aspettino di leggere gli stessi significativi e inequivocabili concetti anche nei programmi degli altri candidati:

”Nel mondo globalizzato ogni paese, ogni economia nazionale dovrà rinunciare ad essere competitiva su tutto e dovrà puntare sui terreni su cui è più forte e vincente.
Alcune nazioni punteranno sul basso costo della mano d’opera, altre sulle grandi estensioni territoriali, altre sulle materie prime.
L’Italia dovrà puntare sulla qualità.
Puntare sulla qualità significa puntare sull’eccellenza, sulla parte alta della filiera produttiva, dove contano di più la creatività e il capitale umano.
Significa investire in conoscenza.
Scuola, scuola, scuola e poi università, ricerca, innovazione, cultura.
Significa valorizzare la capacità di produrre o di inventare cose che piacciono a un mondo voglioso di qualità.
Alle Olimpiadi di Pechino erano piemontesi le pavimentazioni degli impianti sportivi, bresciani i fucili che hanno vinto medaglie, marchigiane le macchine elettriche, lombarde le piscine, toscani gli scafi del canottaggio, del CNR la centrale di monitoraggio ambientale più grande al mondo.
Qualità significa valorizzare la bellezza del proprio territorio, delle coste, delle nostre montagne, delle città e dei borghi italiani, della loro storia e del loro patrimonio culturale.
Valorizzare un tessuto di piccole e medie imprese legate al territorio e attente alla qualità.
Valorizzare le radici e le nostre tradizioni, un intreccio unico di storia e cultura, di agricoltura e prodotti tipici, di buona cucina, di coesione sociale e qualità della vita.
L’Italia è la risorsa dell’economia italiana.
Difenderla dalla devastazione e dal saccheggio, è come per l’economia di un paese arabo tutelare le proprie risorse petrolifere.
Anche per questo valorizzare e investire sull’ambiente e l’economia verde deve essere la nostra priorità.
La green economy sarà nel prossimo decennio ciò che è stata la rivoluzione informatica negli anni 80, il nuovo motore dell’economia mondiale.
Chi raccoglierà questa sfida sarà protagonista, chi si attarderà è destinato a rimanere ai margini.
I risultati del recente G8 hanno segnato una timida inversione di tendenza nell’impegno per le energie rinnovabili e contro il riscaldamento globale.
Occorre fare di più.
Noi vogliamo che l’Italia faccia proprio il programma della presidenza Svedese dell’Unione europea e per questo proponiamo che si alleggeriscano le tasse sulle imprese che mettono in atto comportamenti meno inquinanti.
Noi vogliamo che l’Italia guidi una rivoluzione verde, vogliamo estenderne le grandi opportunità a tutti i territori, a cominciare da quelli del Sud, che su questi temi potrebbe riscoprire una vocazione che traini il suo sviluppo.
Per centrare questo obiettivo serve un Partito Democratico più coraggioso e più netto nei suoi sì e nei suoi no.
Sì a una radicale riconversione del nostro sistema energetico verso l'efficienza, il risparmio, le fonti rinnovabili. No al nucleare del passato, pericoloso e costosissimo.
Sì a una rivoluzione fiscale che alleggerisca il prelievo su lavoro e imprese che inquinano e consumano meno.
No all'abusivismo e al consumo spregiudicato di territorio.
Sì all'edilizia di qualità e alla sicurezza antisismica.
No a tutte le forme di illegalità ambientale, cominciando da una lotta senza quartiere alle ecomafie e dall'inserimento dei reati ambientali nel codice penale.
Si a uno sviluppo locale e urbano che scelga una mobilità più sostenibile e meno soffocata dal trasporto su strada, che opti per sistemi moderni di smaltimento dei rifiuti.
E’ su questa rotta che oggi deve muoversi l’Italia.
Dobbiamo avere fiducia nei nostri talenti.
Abbiamo territori ricchi di saperi, di creatività, di comunità che conservano qualità della vita e forte coesione sociale.
Dobbiamo valorizzare questi talenti con l’innovazione, sfruttando le grandissime opportunità offerte dalle nuove tecnologie.
Ma dobbiamo farlo. “ Continua...

mercoledì 15 luglio 2009

Nei dintorni del Congresso del PD.

IGNAZIO MARINO ALLA FESTA DEL PD A FORLI’

Prima giornata veramente calda di questo luglio ma sotto il sole si riempiono comunque le sedie davanti al palco qualcuno gironzola sperano di sentire meno caldo o alla ricerca di un francobollo d’ombra, con un ritardo di circa trenta minuti arriva l’On. Marino. La sensazione immediata è di essere di fronte ad una persona pacata, educata, semplice e piacevole per nulla aggressiva infatti non a caso fa il medico, uno di quei chirurghi che tanto ci invidiano all’estero.
Il caldo è diventato più sopportabile le sue parole riecheggino nell’aria, i due giornalisti che lo intervistano mancano secondo me di incisività le domande a volte sono banali, ma le risposte non lo sono mai.
Molto attento a non sferrare attacchi ai due principali contendenti alla carica di Segretario, sottolinea invece alcune negative caratteristiche dei principali loro sostenitori : Follini, Letta, Serracchiani. L’intervista si snoda intorno alla sua biografia, per lui il Pd deve innanzitutto recuperare l’entusiasmato di due anni fa quando milioni di persone, studenti e pensionati, lavoratori e casalinghe, in un clima festoso sono scesi nelle piazze italiane per partecipare in prima persona, con il loro voto, alla fondazione del Partito democratico, che nasceva da una sentita esigenza di dare vita ad una grande forza democratica che avesse l’ambizione di governare il Paese per modernizzarlo, strapparlo all’assenza di meritocrazia, alla corruzione dilagante, alla paura della diversità, eliminando l’abitudine a spacciare la furfanteria per competitività, ma soprattutto restituendo la speranza, la cui perdita in particolare tra i giovani, è l’elemento di disgregazione sociale più distruttivo che si conosca. Afferma inoltre che i sostenitori del Partito democratico sono stufi, delusi, nauseati dalle incertezze e chiedono posizioni nette e trasparenti. E se non si trova un accordo, o se vogliamo chiamarla una “mediazione alta”, su un tema specifico, il partito deve esprimersi liberamente e poi esigere fedeltà alla linea decisa democraticamente dalla maggioranza: è un diritto che gli iscritti dovrebbero rivendicare e poi sarà compito dei dirigenti dirigere e conciliare. Perché se manca questo, manca l’efficacia dell’azione.
Primo e fondamentale tema sul quale ruota da sempre il suo impegno:la laicità dello Stato; non ci sono mediazioni possibili.
Finalmente!! E’ da ancor prima che questo partito iniziasse il suo cammino che minoranze note e sbeffeggiate dicono queste cose.
Allora due sono le questioni a questo punto:
O siamo convinti che, come sostiene Marino, abilmente con altre parole e trovando nelle primarie l’elemento di distanza dal passato berlingueriano, il vecchio “centralismo democratico” ha ancora delle valide ragioni per affermarsi
o restiamo fedeli alla fiolosofia veltroniana che “…il principio della laicità può essere proposto in chiave identitaria, dunque in termini che negano il valore stesso che vorrebbero affermare, o invece come capo saldo della funzione generale che il partito intende esercitare. Ma è evidente che solo partiti grandi, forti della ricchezza e della molteplicità delle culture politiche che li abitano, sono in grado, a un tempo, di prendere sul serio il punto di vista di chi guarda al mondo a partire da una visione di fede, e difendere l’auotnoma responsabilità della politica. “
Delle due insomma o l’una o l’atra teoria.
Si può quindi capire lo stupore e il disappunto nel vedere tra i più entusiasti sostenitori dell’On. Marino alcuni tra i più fedeli sostenitori delle teorie veltroniane, nemmeno io che sono un'ape potrei piroettare così bene. L’uomo è certamente capace di cambiare opinione ma dovrebbe prima ammettere di essersi sbagliato, almeno per onestà intelletuale.
Alla domanda su chi l’on. Marino sosterrà, nel caso fosse costretto dal risultato del congresso, risponde che deciderà sulla base dei primi otto punti del suo progrmma se verranno pienamente condivisi da almeno uno dei candidati ancora in corsa per la segreteria. Tirando quindi le somme direi che il suo sostegno potrà andare solo in direzione Bersani, ma il “chirurgo “ sa: che si può salvare una vita anche quando sembra impossibile, quindi nulla rispetto all’obbiettivo da centrare ora: correre al traguardo contro Bersani.
Volo basso verso Roma il 16 luglio tocca a Franceschini. Continua...