giovedì 29 aprile 2010

Battaglia alla zanzara tigre: gamberetti i nuovi alleati.


Eccolo qui il nuovo alleato per la battaglia contro la zanzara tigre: il copepode.
I copepodi sono una sottoclasse di minuscoli crostacei di mare o d'acqua dolce che occupano un posto importante nella catena alimentare acquatica. Il loro nome viene dalle parole greche kopé "remo" e pous "piede". Le zampe del torace sono infatti organi remiganti: mosse in sincrono, permettono al copepode di muoversi a scatti e balzare sulla preda.  Il corpo dei copepodi consiste di varie strutture ben definite. Le prime antenne, dotate di setae (peli sensori visibili nell'immagine come piccole protuberanze rossastre), servono alla navigazione, per il bilanciamento e per il galleggiamento. Le seconde antenne sono invece corte e ramificate: vengono usate per spostarsi e setacciare la corrente prodotta con un battito di circa 1000 colpi al minuto. Le mandibole dentate servono per schiacciare e sbranare le piccole prede tra le quali le larve delle zanzare depositate sulla superficie dell'acqua.
Dopo i pipistrelli ecco un'altra arma naturale contro le fastidiosissime zanzare tigre che invadono il territorio, a Bologna li sperimentano per la lotta contro la zanzara tigre distribuendoli  in mille bidoni di irrigazione degli orti della città.



  E qui la fine del post. Continua...

lunedì 26 aprile 2010

RACCOLTA FUNGHI ULTIMO ATTO

Pubblico di seguito la proposta finale del 08/04/2009  per modifica Regolamento raccolta funghi nel Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi.
Continua...

mercoledì 21 aprile 2010

Intervento di Fabrizio Vigni alla Direzione Nazionale del PD del 17 aprile

Pubblico di seguito l'intervento di Fabrizio Vigni, lo condivido e ritengo la sua analisi giusta.
Il Partito Democratico non può continuare ad appaltare a terzi  le battaglie per i grandi temi dell'ambiente, deve essere esso stesso promotore e divulgatore di una nuova visione dell'economia, di una nuova visione del futuro.

Direzione nazionale PD - 17 aprile 2010. Intervento di Fabrizio Vigni

Tutto possiamo fare, fuorchè mettere la testa sotto la sabbia. Perché preoccupante è la fotografia dell’Italia

che il voto racconta. A cominciare da un astensionismo che non ha precedenti. Sfiducia, brontolio,

lontananza dalla politica. Brutto segno. L’Italia continua a scivolare su un piano inclinato. E preoccupante è

il nostro risultato. Perfino dove si vince, in voti assoluti perdiamo consensi.

Ci serve una discussione onesta e aperta. Con un po’ di umiltà: nessuno ha tutte le soluzioni in tasca, tutti

abbiamo la responsabilità di essere, fino in fondo, gruppo dirigente.

Abbiamo nel migliore dei casi tre anni di tempo - ma se la crisi del centrodestra precipita potrebbero essere

anche meno - per costruire un’alternativa di governo credibile e vincente. Per rilanciare il progetto del PD,

che si è impantanato dopo l’iniziale slancio.

Serve un colpo d’ala. Una correzione di rotta.

Sottolineo due questioni.

Primo. Perché, nonostante tutto – la crisi economica e le difficoltà della destra – gli italiani non vedono nel

centrosinistra una alternativa credibile? Perché il PD non trova la strada per far crescere i consensi?

Bisognerà decidere cosa il PD vuol fare da grande. Domanda semplice semplice: perché l’abbiamo fatto, il

PD? Avevo capito male io o il PD l’avevamo fatto non solo per unire ciò che rimaneva di importanti storie

del passato, ma perché sentivamo che c’era bisogno di un nuovo, grande partito che avesse nelle vene il

riformismo del 21° secolo?

Neppure io sopporto i generici “nuovismi”, quando sono vuote invocazioni. C’è un sacco di cose buone del

passato da portare con noi. Ma se davanti hai sfide inedite, la vecchia cassetta degli attrezzi non basta più.

Vai in giro con vecchie carte geografiche, e non riconosci più il paesaggio. Usi vecchi vocabolari, e non riesci

più a farti capire.

Il problema irrisolto è che ancora il PD appare come un troppo poco seducente assemblaggio di storie

passate.

Eppure avevamo intuito giusto. Un partito nuovo lo fai perché intuisci che stai entrando dentro un

passaggio d’epoca. Noi decidemmo di farlo anche per questa ragione, non solo per rifondare l’ormai

sbrindellato campo del centrosinistra.

Poi, neppure a farlo apposta, pochi mesi dopo la nascita del PD è arrivata la grande crisi. La più grave del

dopoguerra. Paragonata con quella del 1929. Una crisi che ha squassato non solo l’economia, ma anche

ideologie e culture politiche. A maggior ragione oggi, ancor più di quando è nato il PD, vediamo tutti gli

indizi di un passaggio d’epoca. O quantomeno di esaurimento di un ciclo. La destra, finito il tempo della

deregulation, in giro per il mondo cerca di ricostruire un proprio sistema di idee con l’ambizione di essere

ancora egemone. E noi? La crisi ha non solo confermato, ma addirittura rafforzato, anche per noi - come

per la sinistra e i democratici un po’ ovunque - la necessità di un nuovo pensiero politico. Come la politica

riesce a regolare il mercato, nell’era della globalizzazione? Come si orienta l’economia verso un new deal

ecologico, visto che un intero modello di sviluppo - che come un gigante ubriaco travolge tutto e tutti -

appare ormai al capolinea?

Tutti abbiamo detto: dopo questa crisi nulla sarà come prima. Eppure poi sembra che anche noi non

sappiamo immaginare altro che cercare di riprendere il cammino interrotto, per tornare a fare le stesse

cose di prima, sugli stessi binari di prima.

Produrre qualche grammo di pensiero politico nuovo è cosa un po’ più complicata che produrre tonnellate

di dichiarazioni alle agenzie o davanti alle telecamere. Ma da qui non si scappa. Perché se in testa non hai

un sistema di idee forti e all’altezza delle sfide del nostro tempo, non crei neppure senso comune –

convinzioni e valori alternativi a quelli della destra. La Lega non vince solo per radicamento organizzativo

sul territorio, ma prima ancora per idee e pregiudizi che diventano senso comune. Il coraggio di un nuovo

pensiero politico: la ragione ambiziosa per cui abbiamo fatto il PD era questa. O il PD da grande sarà il

riformismo del 21° secolo, o non sarà.

Seconda questione. Bersani ha annunciato un importante appuntamento per il 2011, una Conferenza

programmatica che abbia al centro il nostro progetto per l’Italia. Un programma di riforme sociali e

istituzionali, un’idea di futuro. Bene.

La questione di fondo è: come si esce dalla crisi? Io penso che facciamo bene a denunciarne tutta la gravità,

gli effetti devastanti. A battersi per difendere le famiglie più deboli, chi perde il posto di lavoro, le imprese

che soffrono. Difendere chi deve essere difeso. Ma dobbiamo anche saper indicare una prospettiva.

Indicare una speranza. Uso la stessa espressione che ha usato Bersani: avere simpatia per l’Italia. Stare

dalla parte dell’Italia che ci prova, che scommette sul futuro.

Una delle scelte strategiche fondamentali , allora, non può che essere la green economy. Che non è solo un

pezzo (in crescita) dell’economia. Ma al tempo stesso un’idea d’Italia: innovazione tecnologica, ricerca,

competitività, posti di lavoro, e insieme bellezza dell’ambiente e delle città, identità territoriali, civismo.

La lente della green economy, più di ogni altra, ci fa intravedere, sotto la pelle della crisi, energie positive

in movimento: imprese che si riconvertono, investono, creano nuovi prodotti. Sotto la pelle della crisi si

intravedono anche cambiamenti negli stili di vita: consiglierei di leggere l’ultimo libro di Giampaolo Fabris,

“La società post-crescita”, per capire meglio, ad esempio, come stanno cambiando i consumi non solo per

effetto della crisi ma anche per la crescente attenzione a consumi più intelligenti, più sobri, di qualità.

Se siamo alla ricerca di scelte coraggiose e innovative per l’Italia, di bandiere per l’identità di un moderno

partito riformista, le politiche per l’ambiente e per la green economy lo sono. Bandiere nostre, da non

lasciare ad altri. Non a Grillo, ad esempio, che fa dell’ambiente uno dei suoi cavalli di battaglia, ma con

posizioni il più delle volte talmente estremizzate da far venir voglia di dire: ridateci Pecoraro Scanio…

Bisogna stare in campo. Con posizioni chiare. Così anche sui temi ambientali. Temi come il nucleare e

l’acqua, sui quali altre forze - alcune per ragioni molto di bottega come nel caso di Di Pietro - stanno

promuovendo referendum. Da tempo immemorabile, ormai, i referendum sono boomerang per chi li

promuove, visto che il quorum non si raggiunge. Sull’acqua – un tema che suscita una forte sensibilità

nell’opinione pubblica – si sta lavorando alla presentazione di una nostra proposta di legge sostenuta da

una forte mobilitazione popolare – puntando ad almeno un milione di firme – per garantire e rafforzare la

tutela dell’interesse pubblico nella gestione di un così prezioso bene comune, contrastando la logica di

privatizzazione forzata imposta dal governo, ma senza ideologismi.

Posizioni chiare e iniziativa politica. L’identità di un partito si costruisce così. Ci si chiede: prima il progetto o

le alleanze? Per favore. L’alternativa non può essere tra andare da soli o costruire di nuovo coalizioni

sgangherate e ingovernabili come la vecchia Unione. Messa così sarebbe come dire: la padella o la brace? Il

problema vero è che solo un progetto forte del PD può fare da collante delle alleanze possibili. La

costruzione di un’alternativa passa da qui.. Continua...

martedì 13 aprile 2010

Incontro: "IL NUCLEARE RISORSA O RISCHIO?"

Mercoledì 14 aprile 2010, alle ore 15.30, presso la Sala Garzanti dell'Hotel della Città, la Fondazione Garzanti organizza un incontro dibattito da titolo "Il nucleare: risorsa o rischio?". L'incontro per approfondire  le tematiche legate all'energia nucleare e al suo utilizzo e per capire se sia realmente possibile coniugare il nucleare con le fonti energetiche rinnovabili allo scopo di proteggere l'ambiente e tutelare la vita dell'uomo. Al dibattito, introdotto dal Presidente della Fondazione Garzanti, On. Angelo Satanassi, interverranno il prof. Vincenzo Balzani e l'Onorevole Chicco Testa.io.
Continua...

lunedì 12 aprile 2010

ACQUA PUBBLICA

Acqua pubblica: i Senatori del Partito Democratico Ferrante e Della Seta hanno presentato un disegno di legge, lo pubblichiamo di seguito.

DISEGNO DI LEGGE


d'iniziativa dei Senatori Ferrante e Della Seta

Modifiche all'articolo 23-bis del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133 e dell'articolo 150 del Decreto Legislativo 3 aprile 2006 n. 152, in materia di scelta della forma di gestione e delle procedure di affidamento del servizio idrico integrato

Onorevoli Senatori –

L’acqua è un bene comune, il suo utilizzo deve rispondere a criteri di utilità pubblica. Sull’argomento grava l’estrema difficoltà di vedere la questione rappresentata nei suoi,

tanti e indiscutibili aspetti, fuori dalle opposte fazioni di chi idealizza la gestione pubblica

dell’acqua, come se fosse garanzia di servizio equo ed efficiente, e di chi idolatra quella privata.

Per questo può essere utile ricapitolare almeno qualcuno di questi aspetti, indispensabili per formarsi un giudizio equilibrato.

Distinguere in modo rigido, come fanno molti paladini della privatizzazione, tra proprietà

dell’acqua che deve rimanere pubblica (come peraltro sancito da innumerevoli norme di legge e convenzioni internazionali), e gestione del servizio che va affidata ai privati, è una formula astratta.

Se come sta avvenendo in quasi tutti i casi di privatizzazione del servizio, i “privati” che gestiscono l’acqua sono grandi imprese multinazionali mille volte più strutturate e influenti degli enti pubblici (comuni, consorzi di comuni, Ato) “custodi” delle reti e dell’efficienza, dell’efficacia, dell’equità del servizio, questo rende assai complicato per i “controllori” fare valere l’interesse pubblico nei confronti dei “controllati”, e presenta il forte rischio che i gestori privati incassino i profitti della vendita del prodotto-acqua e ai controllori pubblici resti l’onere, in Italia quanto mai pesante, della modernizzazione e della manutenzione delle reti.

Non è vero che l’Europa impone agli stati membri la privatizzazione dei servizi idrici. In base alle leggi comunitarie, ogni paese deve affidare al mercato la gestione dei servizi pubblici locali “di rilevanza economica”, ma a decidere se l’acqua rientri o no in questa categoria sono i singoli Stati.

Così in Europa ci sono paesi dove la privatizzazione dei servizi idrici si è quasi del tutto compiuta, altri dove l’acqua è gestita tuttora da soggetti pubblici, altri ancora dove realtà territoriali anche molto rilevanti che avevano optato per la privatizzazione ora stanno ripubblicizzando la gestione dell’acqua (il caso più noto e importante è quello di Parigi).

Quanto detto fin’ora dimostra che sono infondate tanto l’equazione tra gestione pubblica e uso equo ed efficace del “bene comune” acqua, quanto quella tra privatizzazione e gestione efficiente. Allora, molto meglio sarebbe lasciare agli enti locali la scelta su come sia meglio gestire i servizi idrici, tenendo ben presente che si tratta di un bene non privatizzabile che non deve sottostare a criteri mercantili e mettere in campo una forte, autorevole, indipendente autorità pubblica chiamata a controllare che le gestioni rispondano ai criteri di un uso socialmente equo e ambientalmente sostenibile dell’acqua.

Proprio per i suddetti motivi e per garantire una migliore tutela degli utenti e un maggiore controllo del cittadino sulla gestione di un servizio pubblico nasce il presente Disegno di Legge.

DISEGNO DI LEGGE

Articolo 1

(Modifiche all'articolo 23-bis del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112 e al comma 3 dell'articolo

150 del Decreto Legislativo 3 aprile 2006 n. 152)

1. All'articolo 23-bis del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni,

dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) al secondo capoverso del comma 1 dopo le parole: «…si applicano a tutti i servizi pubblici

locali» sono aggiunte le seguenti: «, ad esclusione del servizio idrico integrato,»;

b) al comma 2, dopo le parole: «servizi pubblici locali» sono aggiunte le seguenti: «, ad

esclusione del servizio idrico integrato,»;

c) il comma 8 è abrogato;

d) al comma 10, lettera d), le parole: «, nonché in materia di acqua» sono soppresse.

2. Al comma 3 dell'articolo 150 del Decreto Legislativo 3 aprile 2006 n. 152 le parole "La

gestione può essere altresì affidata a società partecipate esclusivamente e direttamente da comuni o

altri enti locali compresi nell'ambito territoriale ottimale, qualora ricorrano obiettive ragioni

tecniche od economiche, secondo la previsione del comma 5, lettera c), dell'articolo 113 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, o a società solo parzialmente partecipate da tali enti, secondo la previsione del comma 5, lettera b), dell'articolo 113 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, purché il socio privato sia stato scelto, prima dell'affidamento, con gara da espletarsi con le

modalità di cui al comma 2." sono sostituite dalle seguenti parole "La gestione inoltre può essere affidata a società partecipate esclusivamente e direttamente da comuni o altri enti locali compresi nell'ambito territoriale ottimale, secondo la previsione del comma 5, lettera c), dell'articolo 113 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, o a società solo parzialmente partecipate da tali enti, secondo la previsione del comma 5, lettera b), dell'articolo 113 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, purché il socio privato sia stato scelto, prima dell'affidamento, con gara da espletarsi con le modalità di cui al comma 2."

. E qui la fine del post. Continua...